Provincia di Frosinone – Operazione antidroga “Pineta bianca”. Tutti i particolari e le foto. Tra le 13 custodie cautelari, anche insospettabili pastori ciociari

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Sgominata dai Carabinieri di Frosinone, su indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma e della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Frosinone, una banda di 13 persone indagate per Associazione a delinquere finalizzata al traffico e alla detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

La banda era dedita al traffico e allo spaccio di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente particolarmente attiva tra i comuni di Frosinone, Ferentino, Anagni, Alatri e Veroli, guidata da un imprenditore edile albanese e dal suo “luogotenente”, con la collaborazione di fidati connazionali e la complicità degli italiani.

La sostanza stupefacente giungeva nel capoluogo ciociaro tramite canali malavitosi romani e, dopo lo “stoccaggio” e la suddivisione in dosi, veniva immessa per la vendita al dettaglio tramite una fitta rete di spacciatori in grado di rifornire, anche a domicilio, i tanti acquirenti della Provincia.

Le attenzioni degli investigatori si erano rivolte verso l’imprenditore albanese già qualche anno fa quando un suo “aiutante” connazionale, fu arrestato in flagranza perché trovato in possesso di oltre mezzo chilogrammo di cocaina appena prelevato da una intercapedine di un camino di un edificio dismesso dove era stata accuratamente nascosta.

Dopo questo episodio i due hanno attuato tutte le possibili strategie per sottrarsi alle indagini dei militari i quali, però sono riusciti ad individuare una insospettabile sala slot del comune di Veroli, ubicata alle porte di Frosinone, utilizzata come base logistica dai promotori albanesi.

L’oculata scelta agevolava infatti i loro appuntamenti con i fornitori, con gli acquirenti ed, in particolare, gli consentiva di pianificare in sicurezza i loro illeciti traffici, poiché si riuscivano a confondere con i numerosi avventori del locale.

Grazie al lavoro ininterrotto, con pedinamenti e attività di osservazione, i carabinieri sono risaliti a due appuntamenti tra i due sodali albanesi e altri due connazionali provenienti dalla periferia sud della Capitale, quando furono sequestrati, oltre 60.000 euro occultati in una intercapedine segreta ricavata all’interno del cruscotto di un’autovettura, e ulteriori 45.000 euro, “certificando” così la consegna di ben oltre 105.000 euro per la fornitura all’ingrosso della cocaina ricevuta dai due corrieri romani.

Questo considerevole danno economico induceva i due a tentare di sviare i controlli e a ricorrere persino ad omertosi tassisti per farsi trasportare nelle piazze di spaccio o nei luoghi di occultamento della droga.

Ciò nonostante, gli investigatori sono riusciti a localizzare un vero e proprio “magazzino all’aperto” dello stupefacente, realizzato all’interno di un’impervia pineta ubicata in località Monte Radicino del comune di Ferentino e gestito, per conto dei due albanesi, da due italiani residenti nella zona.

Questi ultimi, nascondendosi dietro una attività di pastorizia, conducevano anche una efficiente piazza di spaccio operante h24 e punto di riferimento per i consumatori della periferia frusinate.
Lo spiegamento di circa 50 militari coadiuvati da unità cinofile permetteva di rinvenire infatti nell’area, sotterrati a ridosso di grossi massi, due contenitori in plastica con all’interno 4,5 kg di cocaina pura, nonché vari altri recipienti vuoti che facevano ritenere che in quel punto fossero stati celati almeno altri 40 kg di cocaina.

Pochi giorni dopo il ritrovamento della droga, in un ovile di Anagni sono stati rinvenuti altri 250.000 euro in contanti che, per renderli introvabili e quindi non collegabili all’attività criminosa appena scoperta, erano stati ingegnosamente affidati ad una insospettabile donna.

Nel corso delle indagini sono stati scoperti altri nascondigli utilizzati per lo stupefacente e ricavati in zone impervi, come un canneto attiguo al fiume Cosa, dove è stato rinvenuto un involucro con 220 gr. di cocaina.

Il trasporto dello stupefacente avveniva tramite staffette di più autovetture di cui una precedeva le altre per avvisare di eventuali posti di blocco; veniva cambiato sistematicamente il luogo degli appuntamenti e spesso al luogo individuato venivano convenzionalmente assegnati diversi nomi codificati, per poter confondere chi eventualmente stesse intercettando.

Nel corso delle indagini, oltre alle ordinanze eseguite oggi, sono state arrestate 15 persone in flagranza di reato, 59 le persone denunciate, 60 gli assuntori di stupefacenti segnalati all’Autorità amministrativa.

I militari hanno poi sequestrato complessivamente oltre 355.000 euro in contanti e stupefacenti per un peso di circa 8 chilogrammi, di cui 6,5 kg di cocaina pura, oltre hashish e marijuana.
La cocaina rinvenuta, una volta tagliata, avrebbe permesso lo smercio di circa 50.000 dosi e consentito al sodalizio un introito di oltre un milione di euro. Il quantitativo di stupefacente movimentato è stato di circa 40 kg di cocaina, per un giro d’affari di sei milioni di euro.

Gli indagati italiani e albanesi hanno tutti un’età compresa tra i 23 e 38 anni, ma vi è anche un uomo di 58 anni finito ai domiciliari, nonché un marocchino destinatario dell’obbligo di presentazione alla P.G. che attualmente è però ristretto presso il carcere di Ancona.

Al termine delle formalità di rito gli arrestati sono stati tradotti presso il carcere di Frosinone, mentre uno dei principali indagati, si trova ristretto presso il carcere di Cassino, poiché già arrestato il 3 giugno scorso nell’ambito dell’operazione Amnésia condotta dalla stessa Compagnia Carabinieri di Frosinone.

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