Provincia di Frosinone – Delitto Capirchio, Vallecorsa: i particolari dell’omicidio e del rinvenimento del cadavere, fatto a pezzi e gettato in una grotta di Lenola

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Nella conferenza stampa di questa mattina, i carabinieri del Reparto Operativo di Frosinone hanno ricostruito i particolari dell’omicidio di Armando Capirchio e del rinvenimento del suo cadavere, gettato in una grotta di Lenola, dopo essere stato fatto a pezzi e nascosto in due sacchi cerati per uso agricolo.

I due sacchi sono stati rinvenuti in una cavita’ sotterranea profonda circa 10 mt. a cui si accedeva attraverso una piccola apertura naturale per attraversare la quale è stato necessario far intervenire personale specializzato del Soccorso Alpino e Speleologico di Roma.

All’individuazione dell’odierno luogo di ritrovamento, partendo dal convincimento degli inquirenti che il corpo fosse stato occultato in uno dei tanti cosiddetti “inghiottitoi” naturali presenti nella località, si è giunti attraverso una meticolosa mappatura di cavità e grotte insistenti tra il Comune di Vallecorsa e quello di Lenola.

L’attenzione degli investigatori si è poi concentrata su una delle tre in località Ambrifi, anche perchè vicina ad un terreno di proprietà dell’ex suocero di Michele Cialei, l’allevatore 52enne arrestato il 12 dicembre scorso con l’accusa di aver ucciso il Capirchio.

I resti umani sono stati trasportati presso l’obitorio dell’Ospedale civile di Frosinone per gli accertamenti medico legali e tecnici da parte del R.I.S. CC di Roma e del medico legale, intervenuti sul posto.

Da una prima ispezione, si è avuto modo di constatare che il corpo della vittima era stato sezionato nelle sue parti anatomiche e che il busto con il capo, ancora attaccato, era contenuto in un sacco mentre nell’altro erano presenti i quattro arti smembrati.

Tra Michele Cialei ed Armando Capirchio esisteva una situazione di forte conflittualità legata a motivi di pascolo e che, recentemente, era sfociata anche in uno scontro fisico tra i due; Cialei addebitava alla vittima anche la morte di tre mucche.

Le indagini avevano consentito di accertare che il Cialei era presente nel luogo della scomparsa di Capirchio, nello stesso arco temporale ipotizzato per l’assassinio, dove si era recato armato di fucile da caccia e, successivamente, era tornato a casa per uscirne nuovamente con un sacco e probabilmente dei guanti.

Ulteriori elementi sono stati raccolti successivamente grazie agli esami eseguiti dal R.I.S. di Roma e sulle numerose tracce di sangue rinvenute in montagna, sulle pietre e su un paio di guanti riconducibili alla vittima e all’indagato.

Per il delitto, oltre al Capirchio, è indagato a piede libero anche il figlio ventenne ed un altro congiunto.
Con il ritrovamento di ieri la vittima potrà avere una degna sepoltura, in attesa del prosieguo delle indagini e della ricostruzione delle esatte responsabilità delle persone indagate.

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