La burocrazia non cammina e la Catalent decide di trasferire in Gran Bretagna i corposi investimenti programmati per lo stabilimento di Anagni.
L’azienda avrebbe investito 100 milioni di dollari per realizzare bioreattori per produrre i principi attivi dei vaccini anti Covid-19 ma le autorizzazioni richieste si sono fermate al Ministero della Transizione Ecologica perché lo stabilimento ricade all’interno del Sito di Interesse Nazionale (SIN) della Valle del Sacco, l’area fortemente inquinata dalle industrie negli anni passati, e per questo soggetta a rigide procedure legate alla tutela ambientale.
Ma per ottenere le certificazioni necessarie i tempi sono lunghi e la Catalent non può aspettare ed ha deciso di dirottare gli investimenti in Gran Bretagna.
Sul territorio si sono levati gli scudi a tutela di posti di lavoro e sviluppo ma anche le accuse alle istituzioni interessate.
Il sindaco di Anagni, Daniele Natalia, attacca il ministero della Transizione Ecologica, il senatore Massimo Ruspandini accusa invece la Regione; che sono le istituzioni principalmente interessate.
Il presidente di Unindustria Lazio, Angelo Camilli, ha scritto una lettera aperta in cui “con grande amarezza devo prendere atto che Catalent si è trovata costretta a rinunciare ad un investimento di 100 milioni di euro ad Anagni, per un centro di sviluppo sulla produzione innovativa di materie prime biologiche che avrebbe garantito il rinnovo del contratto di 100 brillanti giovani ricercatori che da domani non avranno più un posto di lavoro. Tutto questo valore potenziale, per l’inefficienza della burocrazia italiana e di tempi autorizzativi fuori da ogni logica, finirà invece in Inghilterra. E’ la conclusione tristissima di una vicenda che va avanti ormai da più di due anni, da quando l’azienda ha avviato un procedimento di caratterizzazione ambientale nel perimetro del Sito di Interesse Nazionale (SIN) ‘Bacino del Fiume Sacco’. Unindustria e Confindustria hanno seguito con attenzione il caso e incessanti sono state le azioni su tutti i livelli nazionali e locali per scongiurare questo epilogo imbarazzante per l’intero sistema Paese. Purtroppo, la vicenda di Catalent è sicuramente la più eclatante, ma non è e non sarà l’ultima finché non si interverrà sulle tempistiche eccessivamente lunghe di rilascio delle autorizzazioni, in particolar modo quelle ambientali, necessarie all’insediamento o anche solo alla normale continuazione dell’attività d’impresa. Bisogna prevedere una radicale semplificazione delle autorizzazioni, ma soprattutto termini certi per le pratiche. Chiediamo con forza al Presidente del Consiglio Mario Draghi e al Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani di intervenire immediatamente per evitare altre Catalent sul nostro territorio nazionale”.
Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente del Consorzio Industriale del Lazio Francesco De Angelis secondo cui “è indispensabile avviare un progetto di riforma, a ogni livello istituzionale, che possa portare a procedure più snelle e veloci che rappresentino un incentivo per chi decide di investire in nuovi insediamenti industriali o con l’ampliamento delle aziende già esistenti. I tempi lunghi delle istituzioni non sono i tempi delle imprese che hanno, al contrario, bisogno di procedure che siano veloci e snelle al fine di realizzare i progetti d’investimento sul territorio. E’ fondamentale aprire un confronto immediato tra tutti i livelli istituzionali, coinvolgendo anche le associazioni di categorie e i sindacati, affinché si riscrivano i tempi della burocrazia e si assuma rapidamente ogni iniziativa necessaria per risolvere una problematica che, troppo spesso, diventa un ostacolo per chi decide di fare investimenti in Italia. Un’azione che deve essere avviata con celerità, anche per verificare la possibilità di recuperare l’investimento di Catalent”.










