«Però il sindaco dovrebbe fare pace con se stesso ma soprattutto con la sua maggioranza perché se di pacificazione si tratta, e noi ripeto non siamo guerrafondai, ma noi vogliamo fare la nostra parte. Noi siamo stati chiamati dalla metà della città di Cassino a fare l’opposizione quindi noi faremo un’opposizione ferma, leale, dura anche, quando servirà, ma pur sempre un’opposizione civile».
Così stamattina ai microfoni di Diritto di Parola, Giuseppe Golini Petrarcone, nella seconda parte della trasmissione condotta da Sergio Procacci, in cui si era già commentato l’esito del ricorso al Tar in merito alle elezioni comunali.
Le parole di Petrarcone, che nel linguaggio scritto stonano, esprimono in realtà un concetto chiaro e che si sviluppa nella successiva parte della dichiarazione dell’esponente di minoranza, che rispondeva alla domanda dell’intervistatore sul senso della “pacificazione” auspicata da D’Alessandro.
«Io dico deve fare pace con alcuni suoi collaboratori – aggiunge Petrarcone – che sono presenti nel consiglio comunale e nella giunta che ieri, quando è arrivata in comune la notizia della reiezione del ricorso, hanno avuto un comportamento certamente non da amministratori o da uomini delle istituzioni, la qual cosa è stata pubblicata sui social, quindi io l’ho potuta verificare e l’hanno potuta verificare tanti cittadini che sono rimasti indignati e sdegnati da questo comportamento».
Se il brindisi di D’Alessandro in Comune, Petrarcone lo ha trovato fuori luogo, quello che lo ha lasciato maggiormente inorridito è stato il fatto che: «qualcuno ha avuto l’ardire, lo squallore di staccare la mia foto, quella che è presente nella parte antistante la sala della giunta, dove ci sono tutte le foto degli ex sindaci di Cassino, e proporla a colui che lo stava fotografando con il segno ciao della mano».
Conclude quindi il suo pensiero sull’argomento con: «Hanno dimostrato ancora una volta che non sanno vincere, né amministrare, quindi io non parlerei di pacificazione, parlerei di rispetto dei ruoli».
Durante l’intervista sono state anche affrontate le motivazioni che hanno spinto l’ex sindaco a presentare ricorso insieme ad altre undici persone e si è cercato di fare un’analisi degli errori commessi durante la campagna elettorale. Su questo punto però, Petrarcone non è andato per nulla nello specifico, limitandosi ad evidenziare solo un “rilassamento” da parte della sua compagine, in relazione agli ultimi giorni di campagna elettorale, quando si era dato per scontato un risultato che poi non è arrivato per parafrasare le sue parole.
I MOTIVI DEL RICORSO
«Noi avevamo dedotto tre motivi, sostanzialmente. La discrasia, cioè la non rispondenza tra le schede quelle vidimate in un seggio elettorale, il numero dei votanti e le schede avanzate. C’era una differenza, una discrasia molto rilevante che per noi era motivo principale del nostro ricorso.
Poi c’era il secondo motivo che riguardava la doppia candidatura in due liste di un candidato sindaco che poi è stato, nel secondo turno, a vantaggio del candidato eletto D’Alessandro, ed è stato nominato poi assessore nella giunta D’Alessanddro (c’era un candidato presente in due liste della coalizione il cui candidato a sindaco era Tullio di Zazzo).
E poi c’era un altro motivo, che era la mancata sottoscrizione da parte di alcuni rappresentanti dei seggi, presidenti di seggio, di molti verbali che vengono allegati nelle operazioni di voto.
Un ultimo motivo, conseguente e sopraggiunto, era la indagine della procura di Cassino sui voti cosidetti fantasma cioè delle persone che sono risultate votanti in una delle trentatré sezioni, la sezione numero 30 e che poi hanno dichiarato di non aver mai varcato la porta di quel seggio elettorale».
IL COMMENTO ALLA DECISIONE DEL TAR
«Rispettiamo le decisioni dei tribunali, le rispettiamo ma certamente non le condividiamo e non possiamo condividere questa decisione che tra l’altro sicuramente è stata una decisione sofferta, ma direi anche pericolosa, perché se passa questo principio che le schede, quelle avanzate possono essere non rispondenti – noi sappiamo che basta una scheda che esce fuori dal seggio per determinare tutta una serie di irregolarità ed anche di reati; se passa il principio che si può candidare in varie liste senza alcuna censura e senza alcuna decisione contraria; se passa il principio che alcuni verbali che sono prescritti di essere sottoscritti a pena di nullità possono non essere sottoscritti; se passa il principio che alcune persone possono non andare a votare e poi risultare votanti, beh questa è una deriva molto pericolosa. E quindi, comunque l’ombra su questa tornata elettorale di gravi irregolarità rimane e questo non può che spaventarci anche per il futuro».










