Il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Cassino Luciano D’Emmanuele, questa mattina, ha formalizzato la richiesta di rinvio a giudizio in relazione all’omicidio di Serena Mollicone di Arce.
La Procura della Repubblica ha chiesto il processo per il maresciallo Franco Mottola, la moglie Anna Maria, il figlio Marco ed il maresciallo Vincenzo Quatrale, per il reato di concorso nell’omicidio di Serena Mollicone; per il solo Quatrale, per il reato di istigazione al suicidio del brigadiere Santino Tuzi; per l’appuntato Suprano, per il reato di favoreggiamento.
L’omicidio della diciottenne Serena Mollicone di Arce venne commesso il 1º giugno 2001 ed il suo corpo venne ritrovato due giorni dopo nel Bosco Cupa, vicino Anitrella.
Per il delitto fu inizialmente accusato il carrozziere di Arce Carmine Belli, definitivamente assolto nel 2006 favorendo la riapertura delle indagini che nel 2011 portarono all’iscrizione sul registro degli indagati dei Mottola e di altri soggetti.
La ricostruzione dell’accusa
“Grazie alla rivisitazione approfondita e sistematica di tutti gli atti procedimentali, svolta con la collaborazione del Comando Provinciale dei carabinieri di Frosinone, alla riesumazione del cadavere e all’applicazione di tecniche all’avanguardia, sia ad opera della professoressa Cristina Cattaneo, del Labanof dell’Istituto di Medicina legale di Milano, che del RIS dei carabinieri di Roma”, la Procura della Repubblica di Cassino “ritiene cdi aver provato che Serena Mollicone è stata uccisa nella caserma di Arce, con una spinta contro una porta, data la riscontrata perfetta compatibilità tra le lesioni riportate dalla vittima e la rottura di una porta collocata in caserma.
Parimenti è stata accertata la perfetta compatibilità tra i microframmenti rinvenuti sul nastro adesivo che avvolgeva il capo della vittima ed il legno della suddetta porta, così come con il coperchio di una caldaia della caserma”.
I riscontri
“In tal modo hanno trovato riscontri oggettivi le dichiarazioni rese dal brigadiere Santino Tuzi il quale affermò di aver visto, la mattina del 1° giugno 2001, Serena Mollicone entrare in caserma e di non averla più vista uscire.
Durante i nuovi accertamenti sono stati ascoltati 118 testimoni, ponderatamente scelti tra i 1137 ascoltati nel corso dei 18 anni di indagine con rogatorie anche in Francia, Polonia e Stato del Vaticano.
Suicidio Tuzi
Per quanto concerne il suicidio del brigadiere Santino Tuzi, in servizio ad Arce all’epoca dei fatti, “in seguito alla richiesta di nuove verifiche da parte dei familiari del brigadiere Tuzi, è stata disposta nel maggio 2016 la riapertura delle indagini relative alla sua morte, con nuovi accertamenti che hanno evidenziato che il suo suicidio è in stretta relazione con le sue rivelazioni sull’omicidio Mollicone rese pochissimi giorni prima.
E’ stata trascritta per la prima volta una conversazione ambientale nella quale il maresciallo Quatrale, presente con lui in caserma la mattina del 1° giugno 2001, lo invitava esplicitamente a ritrattare le precedenti dichiarazioni”.
Dopo 18 anni, si chiude l’ultima inchiesta sul delitto Mollicone; in vista dell’eventuale processo la Procura ritiene “che le prove scientifiche, insieme con le prove dichiarative, consentano di sostenere con fiducia l’accusa in giudizio”.











