Cassino (FR) – Unicas, Il rettore apre l’ anno accademico nel segno della responsabilità e della pace

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Unicas apre il 46° anno accademico dalla sua fondazione e il Rettore Marco Dell’Isola inserisce nella sua relazione un chiaro riferimento a quanto accaduto negli ultimi mesi con la vicenda giudiziaria relativa al TFA. Una presa di posizione senza se e senza ma, tesa a sgombrare il campo da facili generalizzazioni.

“Quando si rappresenta una comunità accademica si condividono successi e inciampi, analizzando con spirito critico anche i propri errori. Essere “comunità” richiede soprattutto riconoscersi in un’identità ed in obiettivi comuni, ma implica anche costruire significative relazioni umane.

Connettersi con gli altri ad un livello profondo ci aiuta a cementare il nostro senso di appartenenza, ma anche a capire perché si possa sbagliare. Essere “addolorati” per una ferita al corpo docente e non docente non significa quindi essere sempre e comunque “solidali”, soprattutto se si tradisce la propria missione. Né significa accettare acriticamente comportamenti deprecabili o, ancor peggio, azioni illecite.

L’Università è sempre “parte lesa”, anche laddove solo uno dei suoi membri compie azioni che
ne danneggiano l’immagine e ne compromettono la legittimità dei processi amministrativi. Con sincero rammarico, rilevo invece che talvolta, nel tentativo di semplificare, o ancor peggio di amplificare i fatti, vengono generalizzate situazioni ascrivibili a singoli individui, portando a “sistema” un comportamento del tutto “singolare”. In tal modo, a fronte delle centinaia di persone che lavorano con onestà e dedizione, prevale l’immagine della presunta disonestà di qualcuno, alimentando peraltro la crescente sfiducia nelle istituzioni.
È molto difficile descrivere (senza rischiare di cadere nella retorica o nel buonismo) il nostro
“Sistema Universitario”, quello “autentico”, quello fatto di entusiasmo e competenza. Quello di
una Università che ho sempre definito “totalizzante”:
– dove lo studente non è mai considerato una “matricola” ed è sempre al centro della “missione
formativa” del docente; dove si fanno anche 12 appelli di esame l’anno per consentire di capitalizzare una borsa di studio o una seduta di laurea;

dove si condividono disabilità e vulnerabilità dei propri discenti “portando” le proprie lezioni
anche a studenti con libertà limitata;
– dove il personale tecnico amministrativo sente la propria missione al di là degli orari e delle
proprie specifiche funzioni (ad esempio orientando i futuri studenti in ogni contesto extra
lavorativo);
– dove chi accoglie uno studente fuori sede sente anche il dovere di rischiare di ammalarsi per
farlo vaccinare;
– dove gli studenti si confrontano tra loro con reciproco rispetto e dove la parola “pace” non
si misura con la sola lunghezza di uno striscione, ma con il numero di studenti accolti, e
aiutati, dall’Ucraina, dall’Afghanistan o dalla Palestina.
Ebbene, questo è l’unico “Sistema Universitario” che conosco e che mi onoro di rappresentare”

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