Tra i tanti giovani disabili che hanno subito maltrattamenti in un istituto di Grottaferrata, c’è il figlio di una famiglia di Cassino. Ieri è arrivata la prima sentenza di condanna in appello per uno dei tanti operatori coinvolti. I reati accertati sono gravi: maltrattamenti e sequestro di persona.
La famiglia di Cassino è assistita dall’avvocato Alessandra Salera, la quale, per loro conto, ha espresso grande soddisfazione. La questione di principio è il punto focale: veder riconosciuto il diritto di un ragazzo disabile a essere trattato con dignità è già di per sé molto importante.
I giovani disabili venivano rinchiusi – segretati – in alcune stanze del centro riabilitativo. L’operatore ha tentato di discolparsi dicendo che questo non era un sequestro, ma una procedura necessaria per salvaguardare la sicurezza degli pazienti. La difesa dei giovani, invece, ha dimostrato come, nelle loro condizioni, questo metodo, oltre a essere umiliante, aumentava anche la pericolosità della situazione.
La sentenza è arrivata in tempi brevi perché il condannato ha scelto di avvalersi del rito abbreviato. In tutto, le persone coinvolte sono una decina. Alcune hanno patteggiato, altre sono ancora sotto processo, in attesa del primo grado di giudizio.
(Immagine di repertorio).










