Il procedimento a carico del presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini, è durato lo spazio di poche ore; il tempo necessario al procuratore capo della Repubblica di Cassino, D’Emmanuele, di emanare una nota ufficiale chiarificatrice.
Nel comunicato spiega che “in relazione al procedimento originato da denuncia presentata da privato cittadino (Niki Dragonetti ndr), nei riguardi dell’onorevole presidente della Camera del Deputati, questa Procura, espletate le formalità di legge, ha ritenuto dopo l’esame analitico della denuncia, di chiudere, senza nessuna incombenza, l’archiviazione della notizia di reato per sua infondatezza”.
In pratica la denuncia sarebbe “morta” non appena il magistrato l’ha esaminata, ritenendola infondata.
Dragonetti non ci sta e sul suo profilo Facebook ha annunciato che informerà della questione il CSM e si prepara ad una sorta di “class action” attraverso la presentazione della denuncia in tutte le altre procure italiane.
Sullo stesso profilo Fb non mancano le reazioni alla notizia, anche pesanti nei confronti della magistratura, da parte di chi ritiene che nel tweet della Boldrini possa essere configurata la violazione costituzionale.
Cosa aveva dichiarato la Boldrini? “Europa, resistenza a cedere quote sovranità. Ma il traguardo va raggiunto o prevarranno disgregazione e populismo”.
Una considerazione che secondo Dragonetti rappresenta una violazione costituzionale in quanto presuppone una cessione della sovranità nazionale che invece è chiaramente protetta dalla nostra Costituzione.










