Terremoto – La voce del dolore…Il questore Filippo Santarelli «Non so trovare le parole per dire quanto dolore c’è in un padre che sopravvive al proprio figlio»

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Lo strazio di un padre che lì scavava, cercava suo figlio Marco tra le macerie. Cumuli di detriti, pietre e la polvere che faceva quasi rumore.
Era il questore di Filippo Santarelli che ad Amatrice di fronte ad una casa distrutta dal terremoto aspettava…aspettava di rivedere suo figlio vivo.
Tutti noi ci siamo trovati a pensare a questa immagine, a riflettere sull’impotenza del genere umano di fronte a tutto questo.
Una persona che rappresenta in questo istante tutti coloro che hanno scavato e che hanno visto crollare insieme alle pareti sogni e futuro. Un padre, che questa mattina, ha pregato davanti ad una bara insieme a tutti i suoi cari e a tantissime altre persone ed autorità. I funerali di Marco Santarelli hanno avuto luogo a Roma nella basilica Santa Croce in Gerusalemme. La salma è stata trasferita a Passignano sul Trasimeno per la sepoltura.
Raccolte dal Corriere della Sera alcune parole del questore Santarelli nelle ore successive la tragedia <<Verso mezzogiorno qualcuno ha gridato: l’ho trovato, l’ho trovato. Io ero lì davanti, mi hanno allontanato…. Non sapevano in che condizioni fosse il corpo, per questo mi hanno tenuto lontano. L’ho visto dopo, il mio Marco, quando l’hanno portato ai giardini, dove arrivavano le salme. Sono stato un po’ con lui. Se ci penso… Non so trovare le parole per dirle quanto dolore c’è in un padre che sopravvive al proprio figlio. Forse non esistono. Andava lì ogni estate nella nostra casa di famiglia, invitava sempre qualcuno. Anche stavolta era con due amici. Uno si è salvato ed è riuscito a fuggire, l’altro l’hanno estratto vivo dopo qualche ora. Anche per questo ho sperato fino all’ultimo che potesse salvarsi. Uno dei ragazzi che erano con lui aveva detto che Marco era lì sotto, quindi avevamo la certezza che ci fosse. E allora quando sono arrivato sono stato aiutato da poliziotti e volontari del soccorso alpino, abbiamo fatto una catena umana per spostare le pietre che riuscivamo a muovere. Ho visto che in mezzo a quel mucchio di macerie la cucina aveva tenuto, mi ci sono infilato nella speranza che lui potesse essere lì. Purtroppo c’erano solo detriti. Marco aveva fatto anche il passo più giusto per mettersi in salvo…Quando è arrivata la scossa nonostante fosse piena notte i ragazzi erano svegli, giocavano al computer. Quindi non sono stati sorpresi nel sonno, hanno pensato quali fossero i posti più sicuri e in teoria era tutto corretto. Uno di loro si è messo sotto l’arcata della porta della cucina, l’altro sotto un grosso tavolo di noce massello e Marco sotto l’arcata della sua camera da letto. Però purtroppo la parete ha ceduto e su di lui sono caduti parte del tetto, il secondo e il primo piano. Era sommerso dai detriti ed era praticamente impossibile che ne uscisse vivo… Ero a Roma. Sono stato svegliato dalla scossa e ho guardato i siti per capire se c’erano problemi a Frosinone e organizzare eventuali soccorsi. Poi ho sentito il sindaco di Amatrice che diceva che gran parte del paese non c’era più e allora mi sono messo in macchina. Avevo l’angoscia nel cuore, continuavo a chiamare Marco sul cellulare. All’inizio squillava, poi più nulla. Sono arrivato alle sette, sono rimasto senza fiato davanti alla devastazione che vedevo. Non c’erano più i vicoli, le case, la chiesa. I cani molecolari hanno trovato vivo il gatto di Marco, lo portava sempre in vacanza. Ma non sentivano lui… I suoi amici sono venuti ad abbracciarmi e a dirmi che lui era un amicone per tutti, faceva la differenza di una serata, di una vacanza. Era disponibile, non è mai stato un solitario. Mi fa piacere che venga ricordato così>>.

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