Il comunicato con il quale l’Asl di Latina ha relazionato sulle ispezioni effettuate all’ospedale Dono svizzero di Formia, interessato da numerosi casi di positività al Covid, ha dapprima provocato la reazione dei dipendenti ed ora quella del sindaco.
Paola Villa, ormai decaduta dalla carica, in attesa dell’arrivo del commissario che il Prefetto di Latina invierà per gestire il Comune fino alle prossime elezioni amministrative di primavera, questa mattina ha tracciato il suo operato amministrativo con una diretta Fb dal sito del Comune.
Ieri, invece, si è concentrata sul caso dell’ospedale Dono Svizzero di Formia.
“È di qualche giorno fa il comunicato ufficiale della Asl per relazionare di visite ispettive al Dono Svizzero di Formia. Quello che si legge – scrive la Villa – ha dell’incredibile e dello sconcertante. In sintesi, all’ospedale di Formia tutto bene, tutto messo in sicurezza. Bisogna agire sul personale sanitario, perché è da lì che proviene il contagio. Il comunicato conclude con l’ultimo capoverso ‘… la commissione ha deciso di avviare una ulteriore campagna di sensibilizzazione … al fine di prevenire tra il personale comportamenti a rischio contagio fuori dall’orario di lavoro’. Quindi, cara Asl, così pensi di aver trovato il tuo capro espiatorio e la soluzione?”.
I problemi del nosocomio
“Non importa se il corridoio del 1° piano, che unisce il Pronto Soccorso alla radiologia non è né un percorso ‘sporco’, né ‘pulito’, perché attraversato da pazienti covid e non covid. Non importa se oggi nel nostro Pronto soccorso ci sono 4 medici, due infermieri e due ausiliari positivi. L’unica cosa che si dice è ‘caro personale sanitario dovete stare attenti fuori dal posto di lavoro’. Dal 7 novembre, che chiediamo alla Direzione generale della Asl, all’assessore regionale alla sanità, e al presidente della regione di prendere provvedimenti. Eppure, i percorsi sono lì, possono facilmente vederli tutti e tutti si renderebbero conto della promiscuità. Cari ispettori della Asl, in ospedale si è dovuto chiudere prima il reparto di ortopedia, poi medicina e poi cardiologia per sanificare. Molti reparti non hanno personale sufficiente per andare avanti, eppure vanno avanti!”.
Gli interrogativi
“Perché non avete mandato altro personale sanitario per affrontare questa seconda ondata? All’indomani della firma dell’ordinanza del presidente Zingaretti che dichiarava il Dono Svizzero ‘ospedale covid’, era il 5 novembre. Perché non avete previsto un modulo esterno con TAC per i pazienti covid? Perché non avete previsto, e continuate a non prevedere, test molecolari, ma solo antigenici, per il controllo del personale sanitario? Che fine ha fatto il laboratorio per esaminare i test per il Covid-19, promesso in estate, ribadito in autunno e ad oggi inesistente?”.
L’appello
“Sarebbe il caso anche, cari ispettori, fare una ricerca seria dei pazienti che si sono contagiati in ospedale. Sarebbe il caso di iniziare ad assumersi delle responsabilità ed agire, soprattutto per onorare quell’immenso lavoro che il personale sanitario del Dono Svizzero sta portando avanti e soprattutto sarebbe il caso di annullare questo comunicato, e chiedere scusa. Qui seduti al loro fianco, si attende”.










