Coinvolto anche un ex carabiniere. L’esecuzione dell’ordinanza cautelare di ieri mattina nei confronti di 17 persone a Napoli, Isernia, Santi Cosma e Damiano, Vercelli, Melfi, Minturno e Castelforte.
Ieri mattina i militari del Comando Compagnia Carabinieri di Formia, con elicotteristi e unità cinofile dell’Arma, hanno raggiunto 17 persone accusate di detenzione di sostanze stupefacenti finalizzato allo spaccio. Per loro anche l’accusa di porto di armi comuni da sparo detenute illegalmente. Gli arresti sono stati decisi dal G.I.P. presso il Tribunale di Cassino, su richiesta della Procura della Repubblica.
Nell’ambito della stessa attività sono state effettuate numerose perquisizioni all’alba: nell’abitazione di due indagati, padre e figlio di Santi Cosma e Damiano sono stati trovati gr. 703,34 di hashish (suddivisi in 7 panetti). Erano nascosti nel vano motore di un’autovettura (ed in particolare all’interno della coppa dell’olio, sotto le bielle). Trovati anche 950 euro in contanti ed un bilancino di precisione. Padre e figlio sono stati arrestati e portati nella casa circondariale di Cassino.
Denunciato invece un 36enne di Santi Cosma e Damiano perché in possesso di due coltelli con lama di 26 e 15 cm. Tutto il materiale rinvenuto è stato sottoposto a sequestro e messo a disposizione dell’A.G.
L’attività dei militari del Comando Provinciale dei Carabinieri di Latina ieri mattina si è svolta a Napoli, Isernia, Vercelli, Melfi (PZ), Minturno (LT), Santi Cosma e Damiano (LT) e Castelforte (LT). Eseguita l’ordinanza emessa dal G.I.P. nei confronti di 17 persone (4 in carcere, 2 agli arresti domiciliari, 3 divieto di dimora, 8 obbligo di presentazione alla p.g.). Le accuse rivolte agli indagati sono, in concorso tra loro ed a diverso titolo, di detenzione di sostanze stupefacenti finalizzato allo spaccio nonché di porto di armi comuni da sparo illegalmente detenute.
L’ordinanza di custodia cautelare ricostruisce l’attività di spaccio di narcotico (cocaina, hashish e marijuana) effettuata da un gruppo criminale operante nel sud Pontino, e più specificatamente nel territorio di Castelforte, Santi Cosma e Damiano e comuni limitrofi, cui facevano parte alcuni soggetti collegati al clan “Mendico-Antinozzi” (collegato alla più vasta organizzazione criminale del “clan dei casalesi”), la cui esistenza era stata acclarata dalla Corte di Assise di Latina a seguito di un’indagine (denominata ANNI 90) condotta dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei carabinieri di Latina.
La complessa attività investigativa convenzionalmente denominata ANARGIRI 2, è stata sviluppata dai Carabinieri del N.O.RM. – Sezione Operativa del Comando Compagnia carabinieri di Formia, anche mediante attività tecniche, dinamiche e riscontri acquisiti sul campo, ed è iniziata nel mese di ottobre 2020 per concludersi nel maggio 2021.
L’indagine ha consentito di:
− appurare una fiorente attività di spaccio di droga, del tipo cocaina hashish e
marijuana, nei Comuni di SS. Cosma e Damiano, Castelforte, Minturno Formia e Cassino;
− individuare i canali di approvvigionamento del narcotico proveniente da Napoli e Roma;
− sequestrare complessivamente gr. 318,3 di cocaina, gr. 375,77 di hashish e gr. 373,81 di marijuana;
− arrestare in flagranza di reato 10 persone;
− denunciare in s.l. alla competente A.G. 2 persone per traffico di sostanze
stupefacenti ed altre 2 persone poiché detenevano illegalmente armi comuni da sparo (una browning cal. 7.65, una Ruger cal. 380 ACP ed un Revolver Taurus cal. 410);
− segnalare alle competenti autorità amministrative diverse persone per uso non terapeutico di sostanze stupefacenti.
Nello specifico, lo stupefacente, una volta reperito dalla limitrofa Campania o da Roma, veniva smistato ai vari spacciatori per la successiva vendita al dettaglio nei comuni del Sud Pontino. Particolari cautele venivano attuate sia nel trasporto dello stupefacente, mediante il metodo della “staffetta”, sia nelle conversazioni telefoniche nel corso delle quali si utilizzavano applicazioni di messaggistica istantanea volte ad eludere le ordinarie attività intercettive.
Singolare è stata l’attività di spaccio posta in essere da uno degli indagati che, sebbene sottoposto agli arresti domiciliari, continuava a gestire l’approvvigionamento nonché lo spaccio dello stupefacente mediante l’individuazione di “Pusher”, successivamente remunerati per la prestazione fornita. È stato documentato altresì che lo stesso indagato aveva adottato un’azione di rivalsa nei confronti di un “pusher” ritenuto responsabile della sottrazione di alcune partite di stupefacente, che invero erano state sequestrate dai militari dell’Arma.
Infatti, in accordo con un ex appartenente all’Arma dei Carabinieri, anche lui destinatario della misura cautelare, avendo svolto la funzione di corriere oltre che di pusher, organizzavano una consegna di droga al fine di farlo arrestare.










