Al momento del controllo l’uomo, che parlava correttamente italiano, appariva incredulo e fingeva di non conoscere alcuna motivazione che potesse giustificare una ricerca così approfondita da parte dei Carabinieri.
E’ stato dichiarato colpevole da un Tribunale del Pakistan per l’omicidio di una donna avvenuto in una notte di fine ottobre del 2007. Ricercato nel suo Paese per un provvedimento di cattura emesso nel febbraio del 2020 e reso internazionale nel giugno del 2023, era considerato un uomo pericoloso, così veniva indicato nel provvedimento, che poteva essere armato.
I Carabinieri della Compagnia di Sora si sono imbattuti nel 41enne che, alle prime verifiche effettuate sui sistemi informatici, aveva una segnalazione di allarme. Le tre pattuglie impegnate nel servizio, quelle dell’Aliquota Radiomobile del NORM di Sora e delle Stazioni di Casalvieri (FR) e Monte San Giovanni Campano (FR), ricevuta la segnalazione ed immediatamente allertatesi procedevano al controllo dell’uomo, che si trovava a Sora dal pomeriggio dove era ospite di una struttura recettiva insieme alla famiglia, moglie e due figli.
Dai contatti avuti con i colleghi dell’Interpol ed avute tutte le indicazioni in loro possesso i Carabinieri sono stati informati che l’uomo poteva identificarsi in un omicida pakistano. Così i militari hanno proceduto ad una perquisizione per verificare se avesse con sé armi, ma il controllo è risultato negativo.
Subito dopo la persona è stata portata presso la Caserma della Compagnia Carabinieri di Sora dove, acquisiti gli atti, è stato effettuato anche un riscontro formale, con le apparecchiature di fotosegnalamento, tra la foto allegata al mandato di arresto e la persona: è lui. Identificato, è stato dichiarato in stato di arresto.
L’uomo era ricercato dal 2007. Dalla nota di ricerca si rileva che il suo coinvolgimento nei fatti di sangue era stato accertato quasi subito e che erano state effettuate numerose irruzioni nelle abitazioni e nei luoghi dove poteva nascondersi, senza mai riuscire a scovarlo, ma che era ormai chiaro anche per quelle forze di polizia che era fuggito all’estero, forse nei paesi arabi e del medio oriente.
Effettivamente, dalle prime informazioni parrebbe che l’omicida sia stato dal 2009 al 2016 in Libia per poi arrivare in Italia. Anche qui le informazioni verrebbero confermate dal fatto che il primo controllo registrato in Italia è a Matera nel 2017. Nel nostro Paese l’uomo si muoveva normalmente, aveva permesso di soggiorno e anche un lavoro. Infatti, non poteva immaginare dell’estensione del provvedimento di arresto anche in Italia, estensione che è stata formalizzata solo il 2 giugno 2023.
Dell’arresto sono stati informati il Pakistan, che ne richiederà l’estradizione, ed il Presidente della Corte di Appello di Roma, competente per l’esecuzione del provvedimento. Dopo le formalità, l’uomo è stato associato ad una casa circondariale del territorio.










