Le parole di Giuseppe Antoci alla cerimonia di intitolazione del bene confiscato ad Emanuela Loi.
Un’emozione incontenibile quella che si è percepita a Sant’Elia Fiumerapido questa mattina in occasione della cerimonia di intitolazione ad Emanuela Loi del bene confiscato alla mafia e diventato sede di uffici e laboratori del Consorzio per la gestione dei servizi sociali del cassinate. Emanuela Loi era l’unica donna di quella scorta del giudice Borsellino nella strage di via D’Amelio a Palermo il 19 luglio 1992. Con lei, come ha voluto ricordare la sorella Maria Claudia Loi nel prendere la parola, furono trucidati Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina. Tutti nell’esercizio del loro dovere.
“Quella di oggi è una grande manifestazione d’affetto per nostra sorella che ha perso la vita a soli 24 anni per servire lo Stato. Allegra, gioiosa, solare. A lei il destino ha assegnato una sorte tragica, ma il bene compiuto dai nostri cari deve diventare un patrimonio per la nostra società. La violenza non è la forza dell’uomo, ma è la sua debolezza. Una società dominata dalla illegalità è non libera e incapace di progredire e che fa sentire il cittadino estraneo al concetto del bene comune”.
Tanti gli applausi, mentre la Banda Musicale Don Bosco Città di Cassino diretta dal M° Marcello Bruni scandiva i momenti più significativi della cerimonia. Tanti gli applausi alle autorità presenti, tra cui spiccava il , il Comandante del ROS dei Carabinieri, gen. Pasquale Angelosanto. A lui lo Stato deve molto, avendo affidato alla giustizia numerosi mafiosi, l’ultimo dei quali lo stragista Matteo Messina Denaro. Accanto a lui, il Prefetto di Frosinone, il Questore di Frosinone, il Comandante provinciale dei Carabinieri di Frosinone, unitamente ad altri comandanti territoriali delle Forze di Poliziadiversi deputati, senatori, parlamentari europei, assessori e consiglieri regionali eletti nel territorio, consiglieri provinciali, sindaci, Associazioni combattentistiche e d’arma.
Hanno aperto gli interventi, moderati dalla giornalista Tiziana Iannarelli, il sindaco Roberto Angelosanto ed il presidente del Consorzio dei Servizi Sociali, Simone Costanzo, seguito dal Direttore Emilio Tartaglia.
Giuseppe Antoci, Presidente onorario della Fondazione Caponnetto, ha ricordato che quel 19 luglio, quelle morti “non sono state vane perché hanno creato dei semi, delle piante, delle radici. E a queste persone – ha sottolineato alludendo ai mafiosi – non basteranno bossoli, proiettili, tritolo per fermarci. Perché noi siamo più di loro”.
Il Questore Condello ha definito questa giornata “memorabile”. “Un bene appartenuto alla delinquenza cambia destinazione – ha sottolineato -. L’arroganza della criminalità si ferma staccando la spina ed ognuno di noi deve sentirsi responsabil. Al di là dei compiti istituzionali, dobbiamo formare i giovani, devastati purtroppo dai non valori.
Poi, la lettura della motivazione e la scopertura della targa alla presenza delle più alte cariche presenti. “Assegnata al servizio di scorta, pur consapevole dei gravi rischi a causa della recrudescenza degli attentati, assolveva il proprio compito con assoluta dedizione. Barbaramente trucidata in un agguato di stampo mafioso, sacrificava la propria vita a difesa dello Stato e delle istituzioni”. Questa è la motivazione, queste sono le parole che permettono di non dimenticare l’agente di polizia Emanuela Loi, i cui sogni sono stati spazzati via da una terribile esplosione in un giorno d’estate.











