Rifiuti – Il corto circuito della raccolta differenziata; tra inciviltà, costi e falle nel ciclo di smaltimento. Spunti di riflessione

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Una volta, c’era lo spazzino che passava lungo le strade per pulire e raccogliere con il suo carretto i rifiuti domestici, che spesso, in particolare nei piccoli comuni, venivano smaltiti come e dove capitava. Peraltro, la produzione dei rifiuti di quei tempi non era minimamente paragonabile a quella che troviamo nei secchi stracolmi di oggi.

Con il tempo si è arrivati alla raccolta dei rifiuti ‘moderna’, il cui nobile principio ispiratore è quello di: differenziare al massimo i materiali per favorire un massivo riciclaggio e riutilizzo (carta, vetro, metalli, plastica, ecc.); evitare le discariche diffuse sul territorio, favorire la conservazione dell’ambiente e dare decorso alle città e alle campagne.

Con i vari sistemi di raccolta differenziata (porta a porta, cassonetti nelle strade, ecc.) i rifiuti confluiscono negli impianti di riciclaggio nati per trasformare i vari componenti in nuove materie ‘prime’.

Ma il corto circuito era dietro l’angolo sia sul fronte istituzionale che nelle abitudini di molti cittadini.

La raccolta non sempre rispetta tempi e protocolli previsti; non sempre si riesce ad avere la raccolta degli ingombranti in tempi ragionevoli, gli impianti di riciclaggio non sempre funzionano a dovere, sono nate miriadi di mega discariche interrate e non (quasi tutte ancora presenti); sono stati costruiti gli inceneritori (alcuni dei quali alimentano dubbi sulla mancanza di conseguenze ambientali).

Ma i costi di questo ciclo gravano pesantemente sulle tasche dei cittadini/utenti, anche per gli elevati stipendi previsti per chi questo ciclo dovrebbe gestire, mentre l’ambiente soffre sempre di più.

Ma anche i cittadini, non tutti fortunatamente, spesso e volentieri derogano alle regole alle quali dovrebbero attenersi per effettuare uno smaltimento ottimale dei propri rifiuti domestici; senza considerare la facile abitudine del ‘buttare tutto’, figlia del consumismo sempre dilagante.

‘Mini’ discariche spuntano come funghi, persino in pieno centro urbano; rifiuti di ogni tipo vengono gettati nei fiumi, nei torrenti, nelle campagne; la raccolta differenziata, molto spesso, differenziata non è; nelle strade si gettano carta, plastica e vetro che contenevano patatine, sigarette, biscotti, birra, caramelle.

Anche il Cassinate non si salva.

Come evidenziano gli ambientalisti dell’Ansmi, che denunciano una “inciviltà sempre più diffusa. Dopo le campagne ormai sature, sta prendendo piede l‘abbandono di rifiuti ingombranti nel centro di Cassino, senza nessuna prenotazione al servizio di raccolta, i rifiuti vengono posizionati direttamente sopra i marciapiedi. Si sta consolidando ormai questa indicibile abitudine per mancanza di controlli. Bisogna fermare, con sanzioni esemplari, questi atti indegni per una città già provata dalle numerose criticità ambientali e sanitari presenti in centro, in periferia e campagna”.

Insomma, il corto circuito è servito.

Le responsabilità, come si vede, sono un po’ di tutti e pare difficile venirne fuori.

Un ragionamento a parte merita lo smaltimento di tipo industriale.

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