Provincia di Frosinone – Un paese che si scopre non razzista nei confronti dei profughi: l’esempio di Fontana Liri

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Ci sono le istituzioni, c’è l’organizzazione umanitaria, ci sono i pregiudizi che generano paura… e poi c’è l’accoglienza vera, quella concreta, quella umana, nel quotidiano. I migranti che sono ospitati a Fontana Liri, tra tanti disagi e tante polemiche, sono stati accolti con molta tranquillità dalle persone comuni, con grande meraviglia degli stessi abitanti.

La situazione dei giovani profughi che sono “sbarcati” nel piccolo comune lambito dal Liri sembrava essere più esplosiva dei prodotti della polveriera che da decenni fabbrica materiale deflagrante proprio in quel paese. C’era molta diffidenza quando è stato annunciato il loro arrivo, molta preoccupazione e paura. Il luogo dove hanno trovato asilo non era poi dei più idonei: a quanto pare, la villa era in condizioni igienico-sanitarie precarie, tanto che il sindaco si è visto costretto a emanare un’ordinanza di sgombero. Alcuni ragazzi sono finiti in ospedale per sospetta intossicazione. Inoltre la casa di accoglienza era sperduta in una zona distante dal centro abitato, situazione che non favorisce certo un’integrazione. Comunque non è sulle polemiche e sui problemi che vogliamo focalizzare l’attenzione, ora. Quello che piace rilevare è come gli abitanti di Fontana Liri abbiano spontaneamente accolto i giovani profughi, dopo l’iniziale diffidenza.

Citiamo un paio di episodi concreti. Il giorno dopo il Lunedì dell’Angelo, a Fontana Liri si festeggia tradizionalmente la “Madonna della Costa”, che è un po’ la pasquetta privata dei fontanesi. Il tempo non è stato clemente quest’anno, però sprazzi di umana luminosità si potevano scorgere nei bambini che giocavano tranquillamente con i migranti. Li si vedeva parlare tra loro. Quando si chiedeva alle mamme come riuscissero a comunicare, visto che i profughi non parlano ancora italiano, le mamme rispondevano che si capivano senza problemi. E le mamme non avevano alcuna riserva sul fatto che i loro piccoli figli condividessero le proprie esperienze con i ragazzi venuti da lontano.

Passiamo al 1° maggio. Al parco che circonda il laghetto della solfatara si sono organizzate partite di calcetto spontanee tra giovani, come capita in molti prati, dappertutto. Che fossero squadre internazionali, con ragazzi bianchi e neri che rincorrevano la palla, non destava meraviglia. Era tutto molto naturale, come è giusto che fosse. Un’integrazione senza clamore.

Allora riprendiamo la considerazione iniziale: ci sono le istituzioni che devono fronteggiare problemi epocali e non sempre lo fanno nel modo migliore; ci sono le paure e gli egoismi stimolati dalla mancanza di conoscenza e dai pregiudizi, a volte stimolati dai media che cavalcano l’esasperazione economica della gente per tornaconti opportunistici; però c’è anche la risposta spontanea delle persone, che non si lasciano poi fermare dalla diversità di un colore o di una provenienza per aprirsi completamente a un altro essere umano. Chi racconta poi questa convivenza quotidiana, quando si svolge serenamente?

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