Gli incendi furiosi, dolosi, che hanno funestato questo agosto già torrido di per sé, hanno stimolato una interessante riflessione di Carmine Di Mambro, impegnato nel sociale, nell’ambiente e nella tutela dei diritti per i malati oncologici.
«I tanti roghi, che in questa caldissima estate hanno funestato la provincia di Frosinone – scrive – non solo hanno fortemente compromesso il patrimonio naturalistico e archeologico ma hanno anche accentuato una situazione di inquinamento dell’aria che inevitabilmente si andrà a ripercuotere sull’essere umano».
Cancro e Covid
«In provincia di Frosinone si continua a morire di cancro e non di Covid. Perché per contenere i danni provocati dal Coronavirus siamo riusciti a trovare un vaccino, un qualcosa che ci protegga dal morire mentre per le neoplasie la strada è ancora lunga, tutta in salita, difficile. Sarebbe bello pensare che tra qualche anno le persone colpite dal cancro possano guarire con un semplice vaccino. Sarebbe bello, ma al momento l’unica tutela oltre alle cure già sperimentate e quella di rispettare le regole: avere una sana alimentazione e di vivere in un ambiente scevro da fattori inquinanti».
Inquinamento e neoplasie
«E’ anche a causa dai fattori inquinanti che le neoplasie in provincia di Frosinone sono aumentate e soprattutto colpiscono persone giovani, in apparenza forti, con un regime alimentare sano ma che probabilmente vivono in luoghi dove l’inquinamento è invisibile ma presente».
Le piaghe: incendi, inciviltà inerzia istituzionale
«Le piaghe di questa provincia, oltre gli incendi, sono la scelleratezza di persone senza scrupoli che smaltiscono illecitamente rifiuti ed i siti che ancora attendono una bonifica come buona parte della Valle del Sacco, della discarica di Panaccioni Cassino, quella di Facciano a Pignataro, quella di via Lame a Frosinone e ovviamente quella di Nocione a Cassino che tanto dolore e tanto male hanno provocato nel corso degli anni».
Incendi e neoplasie
«E i roghi di quest’estate così come gli incendi durante in inverno non fanno altro che accentuare la presenza di malattie all’apparato respiratorio, all’apparato digerente, alla pelle. Non bisogna intervenire quando ‘i buoi sono scappati dalla stalla’ per usare un detto paesano, ma bisogna entrare in azione prima che queste mani scellerate possano distruggere non solo un patrimonio naturale meraviglioso e invidiato da tutti, ma prima che possano scatenare con la diossina emessa dagli incendi loro appiccati, altre malattie che difficilmente possono avere cura».
La proposta
«Basterebbero un monitoraggio costante e continuo delle aree a rischio, un controllo a tappeto e soprattutto degli accorgimenti tecnici, come una ‘banca dati dei piromani’ che possano consentire agli investigatori di braccare queste mani senza pietà».
Proprio l’altro ieri, nel Sud Pontino, i carabinieri hanno identificato e denunciato l’ultimo piromane, in ordine di tempo; certamente, purtroppo, non l’ultimo in assoluto.
Molto bene la banca dati, magari accompagnata da un inasprimento delle pene sia detentive che patrimoniali.










