Provincia di Frosinone – Drammatiche le conclusioni dello studio epidemiologico territoriale sulla nostra “provincia dei veleni violentata dalle fabbriche”. Senza peli sulla lingua il sindaco di Pastena Gnesi. Accorato appello alla politica

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La situazione epidemiologica in provincia di Frosinone è drammatica: le malattie sono in crescita ed il futuro non riserva niente di buono; senza peli sulla lingua il commento del medico, sindaco di Pastena, Arturo Gnesi.

«La relazione messa a punto dalla commissione regionale sullo stato di salute delle popolazioni residenti intorno alle discariche evidenzia un forte incremento delle patologie tumorali. Uno studio epidemiologico che per dieci anni ha coinvolto una popolazione di circa duecentocinquanta mila abitanti; senza sapere nulla dell’impatto delle tante particelle inalate e che percorrono il nostro corpo ed entrano all’interno delle cellule possiamo affermare che siamo messi male.

Dire di essere dentro un tunnel da dove ancora non si vede la luce, è solo un eufemismo perché la realtà è ben più drammatica. Siamo figli di una politica ipocrita e talora noi stessi difendiamo le nostre scelte o le appartenenze ai partiti con la più miserabile ipocrisia.

Parliamo della provincia dei veleni e della terra violentata dalle fabbriche, dei fiumi intossicati dalle falde di mille discariche abusive, dell’aria soffocata dai miasmi del traffico e dalle esalazioni di impianti di riciclaggio invecchiati per il tempo e l’incuria dell’uomo.

È questa la sfida del futuro e dopo aver perso quella con la camorra che ci ha imbottito di tonnellate di rifiuti tossici durante la costruzione della terza corsia autostradale e dell’alta velocità, non possiamo commettere altri passi falsi.

La nostra terra è destinata a trasformarsi in un girone infernale; se la valle del Sacco deve essere bonificata, se il capoluogo e i centri vicini devono limitare le concentrazioni delle polveri sottili e se la valle assassina a sud di San Giovanni Incarico deve vedersela ogni giorno con la puzza pestilenziale, allora significa che questa umanità è stata sconfitta e questa parte del mondo è stata sacrificata sull’altare del profitto e del business.

Se tutto rimane così, o anzi andrà peggio, significa che siamo dei perdenti, senza appello, che abbiamo sprecato inutilmente il nostro tempo e speso un pezzo della nostra vita per metterci, ipocritamente ” al servizio degli altri”. Tutti perdenti, nessuno escluso, sindaci, assessori, deputati, senatori, presidenti di comunità montane, di consorzi e di provincia. Questa è una partita che o ce la giochiamo insieme o la perdiamo.

La nostra provincia strozzata dai veleni perderà spazi di mercato, venderà meno olio, meno mozzarelle, meno peperoni, meno vino, meno tutto. Rapporti consolidati tra mondo imprenditoriale e quello delle banche, sodalizi tra politica e mondo economico, favori reciproci e strategie condivise rendono vana la voce di protesta del popolo ed inefficace qualsiasi iniziativa delle amministrazioni locali.

Affari e trame internazionali decidono il futuro della nostra terra, in un baleno chiudono le fabbriche mentre è sempre più raro vedere qualche mosca bianca che porta i capitali sul nostro territorio. Ci rimane la puzza che tanto non ammazza, ci consoliamo con la valle assassina dove il mal comune diventa un mezzo gaudio. Piovono soldi per le sagre, i giochi e altre diavolerie ma non possono tacitare il dissenso o placare la rabbia della gente.

Tanti amministratori non rispondono all’appello e ci prepariamo all’ennesima passarella con l’obbligo di non creare allarmismi o di mettere in cattiva luce la nostra provincia. L’ipocrisia a differenza dell’essere umano è dura a morire, ma la politica deve provare a risolvere questo problema altrimenti è solo fumo negli occhi».

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