Stellantis comunica che lunedì 8 giugno ci sarà il fermo produttivo per lastratura, verniciatura e montaggio. Martedì 9 fermo il montaggio
nello stabilimento Stellantis di Cassino.
“Una comunicazione – sottolinea Gennaro D’Avino Segretario Generale UILM Frosinone -che si inserisce ormai in una condizione strutturale fatta di continui stop, ripartenze parziali e una crescente instabilità produttiva che sta diventando insostenibile per i lavoratori e per l’intero indotto.
Lo diciamo con chiarezza: ormai a Cassino non fa più notizia il fermo produttivo, ma diventa quasi eccezionale il contrario, cioè le giornate in cui si lavora con continuità. Questo è il segnale più evidente di una crisi profonda che non può più essere sottovalutata.
Cassino, che per decenni è stato uno dei poli industriali più importanti dell’automotive italiano, oggi vive una fase di forte incertezza. Una condizione che non riguarda solo i lavoratori diretti, ma anche centinaia di aziende dell’indotto e tutto il tessuto economico del territorio.
A pagare il prezzo più alto sono le persone: lavoratori e famiglie che vivono tra cassa integrazione, fermate produttive e totale assenza di prospettive chiare sul futuro industriale del sito.
I lavoratori hanno già dimostrato grande senso di responsabilità, affrontando sacrifici importanti senza mai far mancare il proprio impegno. Ma la responsabilità dei lavoratori non può diventare un alibi per l’assenza di un piano industriale chiaro.
Oggi il punto centrale è uno solo: quale futuro si vuole costruire per lo stabilimento di Cassino?
Non è più possibile andare avanti senza risposte su investimenti, assegnazione dei modelli, volumi produttivi e garanzie occupazionali per lo stabilimento e per tutto l’indotto.
Per questo i prossimi appuntamenti istituzionali sono decisivi.
Il 17 giugno, quando l’amministratore delegato di Stellantis Antonio Filosa sarà ascoltato alla Commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati, e il 14 luglio, con la riunione del Tavolo Automotive al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, dovranno rappresentare momenti di verità e non semplici passaggi formali.
Da quegli incontri mi aspetto risposte concrete e non più dichiarazioni generiche.
Come UILM Frosinone ribadisco con forza che la priorità assoluta resta la salvaguardia dello stabilimento, dell’occupazione e dell’intero sistema dell’indotto.
Per questo non dobbiamo avere preclusioni ideologiche verso nessuna soluzione industriale in grado di garantire investimenti, produzione e lavoro. L’unico obiettivo deve essere la tutela del sito produttivo e la costruzione di un futuro industriale solido per Cassino.
Allo stesso tempo, le istituzioni devono fare la loro parte. Non bastano più annunci o tavoli: servono interventi concreti su costo dell’energia, infrastrutture, logistica e condizioni di competitività del territorio.
Cassino deve tornare ad essere una scelta strategica per chi investe e produce. Perché senza competitività non ci sono investimenti e senza investimenti non c’è occupazione.
Il tempo delle attese è finito – rimarca D’Avino-.
I lavoratori hanno già dato tutto quello che potevano dare. Da inizio anno, oltre 230 lavoratori risultano coinvolti tra appalti non rinnovati, riduzioni di attività e procedure di crisi. Uno stabilimento nato per i grandi numeri, dove la vita di migliaia di persone era scandita da abitudini semplici ma potenti: le file la mattina per prendere l’autobus davanti ai cancelli, la sveglia anticipata per trovare parcheggio, il caffè al bar con i colleghi prima di entrare in fabbrica.
Erano gesti quotidiani, ma dentro c’era una comunità intera.
E poi quella domanda che oggi pesa come un ricordo lontano: “Dove lavori?”. Rispondere “in Fiat” non era solo una risposta, era orgoglio. Era sicurezza. Era dignità. Era la certezza di un futuro per la propria famiglia.
Cassino non era solo produzione. Era identità collettiva, appartenenza, crescita. Era un territorio che si sviluppava insieme alla sua industria. Erano gli anni in cui il lavoro non si cercava soltanto: si costruiva, si difendeva, si tramandava.
Adesso servono risposte, decisioni e soprattutto una visione industriale chiara per il futuro di Cassino e di tutto il suo indotto”.










