Le ultime notizie sono sconfortanti. Si rischia di sparire in un buco nero, considerando che alcune aziende producono esclusivamente le versioni endotermiche Stellantis
“I confronti tenuti negli stabilimenti di Mirafiori, Cassino e Pratola Serra hanno visto l’azienda comunicare 2.510 esuberi. Torino 1.560, Cassino 850 (di cui 300 in trasferta a Pomigliano) e Pratola Serra 100 esuberi. Questi esuberi peseranno gravemente anche sulle aziende della filiera della componentistica.
L’accordo sindacale sulle uscite incentivate in Stellantis, che non è stato firmato dalla Fiom, è un macigno sul piano di incontri convocati dal Ministro Adolfo Urso del Mimit con i sindacati, le Regioni e le imprese”.
A dichiararlo, oggi, sono Michele De Palma, segretario generale Fiom-Cgil e Samuele Lodi, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile settore mobilità.
“Tutta la narrazione dell’amministratore delegato Tavares sulla centralità dell’Italia per Stellantis è smentita dalle scelte concrete- aggiungono dal nazionale -. La realtà vera è rappresentata da un programmato e drammatico disimpegno della multinazionale dal nostro Paese. Stellantis vuole incentivi per l’acquisto di auto elettriche, finanziamenti pubblici per l’efficientamento degli stabilimenti, agevolazioni per i costi energetici senza prendere alcun impegno, senza prevedere nessun nuovo modello, nessun investimento sullo sviluppo di ricerca e sviluppo, nessuna garanzia per gli stabilimenti che, intanto, vengono svuotati con le uscite incentivate”.
A livello locale si alza la voce del segretario Fiom Cgil Frosinone Latina, Donato Gatti:
“La situazione per quanto riguarda gli incentivi ci dà tristemente ragione su un fatto molto semplice: sono anni ormai che diciamo che non ci sono le condizioni per poter sostenere accordi di questo tipo. Nonostante l’accompagnamento alle pensioni, noi diciamo che è necessario che a fronte di un numero X di uscite debba necessariamente esserci un numero X di entrate. Purtroppo, le cifre di questo accordo ci confermano quanto da tempo diciamo.
E nonostante negli ultimi 2 anni abbiamo perso quasi 2.000 lavoratori, il numero degli esuberi dichiarati, in proporzione cresce invece che diminuire. Siamo ancora affacciati alla finestra ad aspettare l’avvio della nuova era elettrica, ma annunci a parte non si muove nulla. Anzi, sono stati appena prolungati i contratti di solidarietà fino al 31/12/2024 con tutto quello che ne consegue.
Tutto questo si riflette non solo sullo stabilimento ma anche a tutto l’indotto che soffre della condizione del plant di Cassino e delle mancate promesse dell’amministratore delegato che non ha alcuna intenzione di dare certezze sul futuro di questo stabilimento. I modelli più o meno annunciati (la conversione elettrica) dei nuovi modelli Stelvio e Giulia partiranno nel secondo trimestre del 2025 e per la Giulia si parla di un ulteriore slittamento in avanti di un semestre.
Con queste tempistiche l’indotto, che non gode degli stessi ammortizzatori sociali di Stellantis, rischia di sparire in un buco nero, considerando che alcune aziende producono esclusivamente le versioni endotermiche Stellantis e non avendo commesse ad oggi per l’elettrico del futuro, (Maserati e Alfa Stelvio e Giulia) rischiano di scomparire.
Per non parlare poi dell’indotto che dà servizio all’azienda, di cui una parte è già sparita da un po’, nel silenzio assordante di tutti ( più volte da noi denunciato) e l’altra che rischia di sparire a breve, vittima dell’efficientamento di Stellantis.
L’intero tessuto industriale del nostro territorio è a rischio. Come già detto, l’elettrico stenta a partire, ma lo dimostrano le richieste del mercato che già penalizzano i segmenti del mass- market, figuriamoci quelli del premium e del lusso, laddove una vettura come il Grecale nella sua versione elettrica costa come una casa. Come già accennato prima le nuove Stelvio e Giulia sono ancora lontane, ma mi preme puntualizzare che esse da sole non basteranno. Chiediamo altri modelli per saturare lo stabilimento nel suo stato attuale e per rilanciare il territorio.
La piattaforma, presentata al mondo come la soluzione della crisi, è solo il contenitore; qui purtroppo mancano i contenuti, e a farne le spese sono gli stessi lavoratori che non solo vedono sempre più lontane le certezze produttive del futuro, vivendo già i disagi interni con carichi di lavoro disumani e condizioni igienico ambientali ai limiti, più volte da noi denunciate, già stremati da tantissimi anni di ammortizzatori sociali che hanno ridotto le loro buste paga ad un misero sussidio se consideriamo anche l’inflazione reale odierna.
Quello che noi chiediamo al territorio è il supporto diretto, a partire dalla popolazione fino alle istituzioni locali tutte, perché l’annuncio di ieri su Cassino, di più di 850 esuberi dichiarati, nonché il fermo produttivo dell’intera settimana dal 2 al 5 aprile, va ulteriormente ad aggravare una crisi che viene da lontano e della quale il nostro grido di allarme non è stato mai colto finora.
È per questo che noi richiamiamo all’unità di tutte le lavoratrici e i lavoratori, nonché le organizzazioni sindacali ad un percorso unitario che porti alla salvaguardia dello stabilimento e del suo indotto. Che non si spengano i riflettori sulla crisi Stellantis, anzi, che la solidarietà del territorio arrivi da qui al tavolo ministeriale del 5 al MIMIT, che per noi è l’inizio di una trattativa che porti più occupazione e modelli aggiuntivi, e che venga salvaguardato il futuro di un territorio che vive grazie all’industria dell’automotive e del suo indotto. Nei prossimi giorni metteremo in campo iniziative per sensibilizzare tutti sullo stato di crisi perenne in cui verte lo stabilimento” conclude Gatti.










