Montecassino – Premio Pacis Nuntius al cardinale Pizzaballa. L’incontro con i giornalisti, l’invito ad un linguaggio non violento

- Pubblicità -

Dalla Terra Santa a Montecassino passando per Venezia per proseguire, poi, fino a Firenze. Una delle prime tappe della permanenza in Italia del Cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme, è stata molto suggestiva perché ha portato in Abbazia la testimonianza diretta di chi la Pace cerca di costruirla giorno dopo giorno. Dando molta più importanza a quella che si realizza dal ‘basso’. E’ uno dei motivi che ha indotto la comunità benedettina presieduta dal Padre Abate dom Luca Fallica ad assegnare al cardinale il Premio Pacis Nuntius 2026 nel marzo scorso. Ieri, l’attesa cerimonia di consegna nella Sala del Capitolo, alla presenza delle autorità civili, militari e religiose e della delegazione dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, di cui è Grande Priore proprio il cardinale Pizzaballa.

 

 

Al centro, accanto all’autorevole ospite, oltre al Padre Abate, anche il priore Dom Jordi-Agustí Piqué, S.E. Manel Nin i Güell OSB, Esarca Apostolico di Grottaferrata ed il Vescovo della diocesi di Sora, Cassino, Aquino e Pontecorvo, Mons. Gerardo Antonazzo.

Nel suo saluto, il padre Abate Dom Luca Fallica ha inserito l’importanza del Premio nella cornice del percorso che condurrà l’abbazia verso i suoi 1500 anni dalla fondazione.
“Stiamo scandendo il cammino che ci condurrà a celebrare nel 2029 i 1500 anni dell’arrivo di san Benedetto su questo colle e della conseguente nascita di questa abbazia di Montecassino con alcune tappe incentrare su quattro cardini: pace, luce, comunione fraterna nella comunità e speranza. Il primo anno, che si conclude l’11 luglio, con la celebrazione della solennità di San Benedetto patrono d’Europa, è stato appunto incentrato sul tema della pace”.

Perché è stato scelto Sua Beatitudine il Card. Pizzaballa? Perché “testimone di pace è stato San Benedetto, lo è stato san Paolo VI, lo è ora il Card. Pizzaballa, al quale non può che andare la gratitudine nostra e degli uomini e delle donne della pace per quanto sta facendo, per le sue parole, i suoi scritti, i suoi gesti”. Un premio consegnato “in segno di gratitudine e stima da parte di tutta la comunità”.

“Non so se merito tutte le cose che avete detto di me”. Ha esordito così, con molta semplicità, Pizzaballa. “Non mi sono mai chiesto cosa devo fare per la Pace, ho chiesto cosa il Signore vuole da me e cosa devo fare per aiutare la mia Chiesa a vivere dentro questa situazione nella quale ci troviamo. San Benedetto ci ricorda che dobbiamo impegnarci, ciascuno per la propria responsabilità, a fare qualcosa di diverso. Non dobbiamo rassegnarci”. “E ci ricorda che, anche nei momenti più bui, più difficili, si può fare qualcosa di diverso. Senza avere la pretesa di avere subito il risultato, perché la pace non la vedremo immediatamente,  ma mossi dal desiderio di fare qualcosa di bello per gli altri. Perché noi amiamo costruire relazioni con tutti”.

Un’attenzione particolare, dunque, Pizzaballa l’ha dedicata, come era giusto che fosse, proprio alla situazione di Gaza. E proprio incontrando i giornalisti, prima della cerimonia, aveva risposto ad alcune domande specifiche sull’argomento. Sottolineando l’importanza di un linguaggio non violento. “La comunicazione, se professionale, ha un ruolo fondamentale nell’informare, non orientare. Una responsabilità enorme”.

Da Radio Cassino gli è giunta la sollecitazione sul concetto da lui espresso recentemente sulla Pace costruita dal ‘basso”. “Vuol dire che i potenti della terra finora hanno fallito del tutto?”

Ed ecco la risposta: “Non completamente, ma credo che sia un dato di fatto, oggi, constatare la debolezza delle istituzioni. Unilaterali, penso all’ONU, ma anche quelle politiche e, ahimè, forse anche quelle religiose, con qualche eccezione qua e là. Parlo del Medio Oriente. La guerra di Gaza non è finita perché i potenti hanno deciso di finirla, di loro iniziativa, perché nulla degli obiettivi programmatici è stato raggiunto. Ma perché dal basso l’opinione pubblica, la società civile ha fatto pressione per dire basta. Tutta questa vigilanza della società civile è un elemento costitutivo per poter costruire la pace”.

Ad una seconda domanda, sulle fake news e sull’AI nel rapporto con la chiesa, ha risposto: “Bisogna prepararsi, sono sfide nuove da un punto di vista culturale ed etico. Le responsabilità, i ruoli, l’algoritmo… la prima cosa da fare è studiare, fare rete. Nessuno ha risposte su temi così complessi da solo. Però dobbiamo ricordarci una cosa, per quanto l’intelligenza artificiale possa essere preziosa e importante, alla fine le relazioni umane si basano sulla carne, sulle persone, sulle relazioni. E lì la chiesa dovrà essere presente”.

Al termine della cerimonia, il Cardinale si è spostato nella splendida cornice del Chiostro dei Benefattori dove ad attenderlo per un omaggio musicale c’era una rappresentanza della Gendarmeria Vaticana diretta dal Maestro Stefano Iannilli. Un omaggio reso possibile grazie alla collaborazione di Gabriele Abbate ed il Commissario Mauro Colaiacomo. Al termine dell’intrattenimento musicale un altro momento suggestivo. La scala che si affaccia sul chiostro del Bramante è stata coperta con una bandiera della pace lunga 20 metri, realizzata completamente a mano. A conclusione della mattinata, il Cardinale si è recato nella Cappella delle Reliquie per l’adorazione della Santa Croce insieme ai cavalieri del Santo Sepolcro ed è sceso nell’Oratorio di San Giovanni Battista dove si è raccolto in preghiera nel punto più vicino alla reliquia di San Benedetto.

Ri.Ca.

 

 

 

 

- Pubblicità -
- Pubblicità -
- Pubblicità -
- Pubblicità -
- Pubblicità -

Articoli Correlati

- Pubblicità -
- Pubblicità -