Passata un’allerta meteo ne viene annunciata subito un’altra. Il Centro Funzionale Regionale del Lazio, infatti, avverte che da domani mattina 6 novembre e per le successive 12-18 ore si prevedono precipitazioni da sparse a diffuse, anche a carattere di rovescio o temporale con classificazione gialla.
Ma intanto ancora si fa la conta dei danni arrecati dal maltempo delle scorse ore.
In provincia di Frosinone si sono verificate numerose frane, come nel caso di Castelnuovo Parano, sulla provinciale per Ausonia rimasta bloccata per il cedimento sull’asfalto di un muro di contenimento a pietra.

Ma i danni più gravi si sono verificati nel Pontino, ad Itri, con il paese finito sotto al fango tracimato dalla montagna. I danni sono ingenti, il centro abitato è stato invaso da una valanga di detriti e fango.
Un disastro naturale che però trova origine anche nell’inciviltà dell’uomo, spesso autore di deforestazioni e incendi che poi indeboliscono la rete protettiva della natura lungo i costoni montani.
E le montagne degli Aurunci, forse mai come quest’anno, sono state oggetto di raffiche di incendi che hanno distrutto tutta la vegetazione.
Non a caso, la Protezione Civile Ver Sud Pontino Formia, intervenuta a supportare l’associazione di Protezione Civile di Itri, parla di montagna “ormai priva di una rete di protezione delle radici e interamente ricoperta da cenere e resti d’incendio, che diventa fragile e pericolosa, e un acquazzone intenso ha trasformato il terreno in fango e poi il fango in frana”.
Il sindaco Giovanni Agresti ha annunciato la richiesta del riconoscimento dello stato di calamità naturale alla Regione Lazio.
Il consigliere regionale Giuseppe Simeone ha presentato un’istanza in Regione e lunedì, su sua istanza, della catastrofe di Itri si parlerà in Commissione regionale, per definire azioni di sostegno alla comunità.
L’on. Raffaele Trano punta l’indice contro le istituzioni inerti ai segnali che già potevano far presagire quello che è successo.
“Ricordo le riunioni con i tecnici comunali e regionali – scrive – per far comprendere loro che quelle aree sono ad alto rischio idrogeologico e che quindi meritavano un intervento prioritario ed immediato. A quei problemi purtroppo oggi se ne aggiungono di nuovi. I cambiamenti climatici generano fenomeni meteorologici sempre più intensi che si scaricano su territori ormai devastati dagli incendi. La mano dei criminali dei roghi ha agito per troppo tempo indisturbata e la natura ora presenta il conto, generando un fronte di dissesto idrogeologico ampliato e fuori controllo. Non è più il tempo di interventi spot. La Regione e l’Autorità di Bacino devono prendere atto che l’area coinvolta da episodi di dissesto si fa ogni anno più importante e che è necessaria una visione d’insieme dei vari disastri, oltre a uno scadenzario preciso degli investimenti, soprattutto dei fondi già stanziati e disponibili. Quando si arriva allo stato di emergenza … vuol dire che le manutenzioni ordinarie non vengono fatte o vengono continuamente rimandate, e che magari si preferisce puntare solo ai grandi appalti, dove girano somme vorticose di denaro, facendo finta di non sapere che la prima opera di prevenzione è il controllo quotidiano ed assicurare un deflusso normale delle acque. … Agire immediatamente deve essere un imperativo e chi non ne è capace, o ha altri interessi, deve fare solo una cosa: farsi da parte”.













