Dalla pandemia al conflitto in Ucraina, che ha fatto lievitare ulteriormente i prezzi del cibo, con il costo delle materie prime, già prima della guerra, arrivato ad un aumento che va dal 50% al 150%; dopo due anni da incubo Coldiretti Lazio chiede alla Regione lo stato di crisi del settore agricolo.
“In questa situazione decisamente complessa e complicata – spiega il presidente di Coldiretti Lazio, David Granieri – abbiamo chiesto lo stato di crisi, con l’impegno di un confronto utile alla ricerca di soluzioni che ci possano aiutare a consentire la vita dell’agricoltura e dunque anche la cura dei territori della Regione Lazio”.
La situazione
Dalla zootecnia che non riesce più sostenere i costi per l’acquisto dei mangimi per il bestiame e deve fare i conti con le speculazioni, all’ortofrutta con i prezzi del gasolio agricolo triplicato per i trattori, così come per i fertilizzanti. Dal florovivaismo che necessita di scaldare le serre e fa fatica a saldare le bollette dell’energia elettrica e gas ormai lievitati, al grano che ha messo a segno un aumento del 40,6% in una settimana per un valore ai massimi da 14 anni di 12,09 dollari per bushel (27,2 chili) che non si raggiungeva dal 2008. Non è esclusa la pesca con i prezzi del gasolio arrivato a +90, che costringe i pescherecci italiani a navigare in perdita o a tagliare le uscite. Tutto questo favorisce anche l’importazione di prodotti stranieri.
Due anni che pesano enormemente sulla filiera agroalimentare che assorbe da sola il 10% dei consumi energetici, il caro energia mette a rischio le forniture di cibo e alimenta le speculazioni, con costi insostenibili per gli agricoltori e l’inflazione nel carrello della spesa con prezzi troppo alti per cinque milioni di italiani, che sono già nell’area della povertà alimentare.
“In un momento di grandi tensioni internazionali – continua Granieri – come quello che stiamo vivendo deve essere centrale e prioritario il tema della sovranità alimentare per non dipendere dall’estero. In questo scenario dobbiamo necessariamente garantire la sostenibilità finanziaria delle aziende che possa consentire agli agricoltori e agli allevatori di continuare a lavorare. I prezzi non devono e non possono scendere sotto i costi di produzione”.











