Latina – Reclutamento personale sanitario, lettera aperta al DG dell’Asl, Silvia Cavalli

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Al momento, l’ASL continua a pagare il fitto e quindi si potrebbe ipotizzare, con modica spesa, l’allestimento di minialloggi (una sorta di punti di appoggio) con cui aiutare giovani medici o infermieri.

Con una lettera aperta, indirizzata alla DG dell’Asl di Latina, Silvia Cavalli, la “Comunità Lazio Meridionale e Isole Pontine” e l’ “Associazione Incontri & Confronti” hanno avanzato alcune proposte, in primis sul reclutamento di personale per il Pronto Soccorso e per altri reparti di emergenza della provincia, per coprire i quali si ricorre a prestazioni libero professionali. 

«Per accrescere l’appetibilità dei posti disponibili, la cui copertura è in itinere mediante avvisi e concorsi  sottolineano i due sodalizi – favorire l’assunzione di operatori residenti nel territorio, allargato alle vicine province di Frosinone e Caserta, produrrebbe stabilità e continuità lavorativa, che rappresentano i presupposti per organizzare team stabili e ben affiatati.

Inoltre, tra le clausole concorsuali, andrebbe valutata la possibilità di inserire l’obbligo di permanere almeno 5 anni nel posto messo a concorso, con la possibilità di scegliere, a conclusione del periodo, una collocazione in ambito superiore all’interno della Regione stessa. È una misura adottata dalla Regione Toscana per garantire personale sanitario all’isola d’Elba.

Bisognerebbe evitare – proseguono le associazioni  – di conferire incarichi di Dirigenza apicale a pochi mesi dal pensionamento. Tali operazioni, pur premiando qualcuno, vanno a discapito della stabilità e della continuità assistenziale poiché, dopo poco tempo, si torna al punto di partenza. Sul punto sarebbe interessante fare una disamina tra gli ospedali della provincia, in particolare tra i due Dipartimenti d’Emergenza, del Goretti e del “Dono Svizzero”.

Sarebbe possibile anche ipotizzare incentivi in grado di abbattere le spese di vitto e/o alloggio che altrimenti, nel caso di un operatore fuori sede, graverebbero su uno stipendio, di fatto, non congruo. Anche da questo scaturisce la scarsa appetibilità delle strutture sanitarie del sud della provincia. Per l’ospedale “Dono Svizzero” ciò non sarebbe di difficile attuazione. Infatti, in adiacenza al presidio, ci sono gli appartamenti una volta occupati dalle suore, che ora non ci sono più.

Non ultimo, si dovrebbero realizzare con urgenza i lavori di adeguamento dei reparti d’emergenza, per i quali sono stati stanziati fondi da diversi anni, ma i cui lavori non sono ancorainiziati. Vale la pena ricordare che disporre di locali adeguati,significa garantire ai pazienti, condizioni di attesa più dignitose e civili e agli operatori, situazioni lavorative meno stressanti e/o conflittuali».

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