Frosinone – Sparatoria in via Aldo Moro, la preghiera del Vescovo diventa una presa di coscienza collettiva

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“Lì come altrove, ci sono di frequente pestaggi, atti di bullismo e scene di altro genere che mostrano la mancanza di rispetto minimale delle regole del convivere civile”

Un momento di preghiera, di raccoglimento, di riflessione comunitaria per non lasciare ognuno con il proprio senso di smarrimento. Il Vescovo Ambrogio Spreafico, ieri ha voluto dare un segnale forte, concreto, nella parrocchia di san Paolo apostolo a Frosinone. Una decisione giunta dopo l’omicidio ed il triplice tentato omicidio in via Aldo Moro. 

L’alto prelato è partito dall’attualità della Parola di Dio, che va “ascoltata sempre nel proprio tempo”. 

“Gesù riceve delle persone che gli riferiscono di due fatti di sangue, di natura diversa, su cui chiedono a lui un giudizio”. 

“La stessa domanda potrebbe essere rivolta a noi davanti a quanto è avvenuto in questa città sabato sera in mezzo a tanta gente impaurita, che ha ucciso un giovane di 27 anni. Far west, titolano i giornali. Cari amici, noi ci accorgiamo della brutalità della violenza solo quando diventa eclatante. Ma tutti sanno che in Via Aldo Moro, come altrove, ci sono di frequente pestaggi, atti di bullismo e scene di altro genere che mostrano la mancanza di rispetto minimale delle regole del convivere civile.
Davanti alla violenza quali sono le nostre risposte? Basta condannare? Basta giudicare e così tirarsi subito fuori? Oppure dimenticare facilmente, come si fa con le guerre? Già dell’Ucraina ci stiamo dimenticando. Dimenticare non può essere una risposta al male. Nemmeno dire: “Ma io che c’entro, non mi riguarda”. Non basta infatti non fare il male, bisogna fare il bene!
Sì, bisogna fare il bene perché altrimenti la terra diventa un inferno. Questa è la tragica realtà, di cui non ci rendiamo conto. Ma l’indifferenza rischia di essere complicità con la forza del male. E la violenza non è soltanto quanto successo l’altra sera a via Aldo Moro – ha spiegato il Vescovo -.  Sono le guerre meschine sui social tra gruppi di varia natura, a volte vere e proprie sfide, che bullizzano, eliminano, sfigurano l’umanità del cosiddetto rivale. Non parliamo poi della rabbia che si sfoga contro qualcuno, senza alcun rispetto e decenza. 
Non lo dico per parlar male di questa nostra città, come qualcuno potrebbe pensare, ma per capire ed essere vigili. Siamo a volte troppo superficiali. Tutto passa. E chi se ne importa! Basta che non tocca me! Dobbiamo capire che quando Gesù risponde a quelli che sono andati per interrogarlo su quei fatti di sangue affinché li condannasse, Gesù invece risponde: “Convertitevi, altrimenti perirete tutti allo stesso modo”.
Non si tratta di una minaccia, ma piuttosto di un avvertimento ad essere vigili e a capire che il contrasto al male e alla violenza comincia da ciascuno di noi, e quindi che ognuno deve cominciare a cambiare se stesso, senza sempre e solo pretendere che cambino gli altri. Non basta condannare. Troppo facile.
Grazie per essere qui in tanti. Avete capito che non potevamo tacere, come si fa spesso, né tirarci indietro per paura o per non essere disturbati”.
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