“I provvedimenti di decontribuzione per il Sud del Paese e per alcune aree svantaggiate, 5 miliardi di euro annui, sono certamente condivisibili, ma dovrebbero essere oggetto d’integrazione per la gravità della situazione economica ed occupazionale in alcune aree del Paese”.
E’ quanto dichiara il presidente di ConfimpreseItalia Guido D’Amico, aggiungendo che “è previsto che il PIL regionale derivi dalla media di quello delle singole province che, in diversi casi, se prese individualmente sono, in termini di gap economici, pari o addirittura sotto la media del Mezzogiorno d’Italia e che purtroppo sono escluse dall’agevolazione perché risentono dell’incidenza del PIL complessivo regionale”.
La misura di sostegno decisa dal Governo prevede tagli dei contributi previdenziali del 30% ed è valida fino al 31 dicembre.
I parametri contestati
“La misura – argomenta D’Amico – prevede che la sede di lavoro deve essere situata nelle Regioni che nel 2018 presentavano un prodotto interno lordo pro capite, inferiore al 75% della media EU27 o compreso tra il 75% e il 90%, e un tasso di occupazione inferiore alla media nazionale”.
Il rischio concreto
“Se tutto questo si applica nel Lazio, come intera area geografica e quindi economica, si scopre che interi territori vengono travolti negativamente dall’influenza economica della Capitale, che fa saltare in aria questi numeri e rende inapplicabile il provvedimento. Questo significa, per essere ancor più chiari, che l’Area di Crisi Complessa del Frusinate non è tale così come alcune aree del sud Pontino, del Viterbese e del Reatino. Il Ministro, in una recente intervista, parla di misura straordinaria per una situazione straordinaria, ma noi ci chiediamo, insieme a tanti imprenditori e lavoratori di altre aree del Paese che sono nella stessa condizione di quelle del Mezzogiorno e delle Regioni che più soffrono la congiuntura economica, se questa misura sia veramente al passo con quella coesione territoriale più volte auspicata da questo Governo. Si tratta di una gravissima contraddizione normativa che divide il Paese. E’ chiaro che Frosinone e Latina, come la stessa Viterbo o Rieti, non possono essere travolte dal PIL della Capitale e non avere la possibilità di ripartenza che viene concessa ad altre parti del Paese”.










