In periodo di magra, i soldi di chi ha commesso un abuso edilizio fanno comodo. E se negli uffici del Comune alcune pratiche di condono prendevano polvere – a quanto pare – da più di 30 anni, adesso arriva una delibera del consiglio che le sblocca.
Ha dichiarato infatti il sindaco Ottaviani: «Abbiamo rimosso una inerzia amministrativa che paralizzava, di fatto, i condoni, addirittura dal 1985, bloccando sia le aspettative di centinaia di privati, sia le potenzialità delle risorse economiche acquisibili dal Comune. La normativa prevedeva la possibilità di definire una serie di pratiche edilizie rimaste nei cassetti per troppi anni, mentre sarà possibile trasformare quelle criticità in nuove opportunità e piccoli cantieri sicuramente utili all’economia del territorio».
Si è voluto imprimere un’accelerazione all’esame delle pratiche. Ciò che le bloccava, finora, era la valutazione del “danno ambientale”, la cui quantificazione creava problemi. Con la nuova delibera, si dovrebbero essere posti criteri uniformi di calcolo.
«Il danno ambientale – si legge nella nota del Comune – viene determinato sulla base del costo presunto dell’opera abusivamente realizzata, moltiplicato per i coefficienti stabiliti in relazione alle caratteristiche del territorio vincolato ed alla normativa di tutela vigente sull’area interessata, nonché alle caratteristiche proprie dell’intervento realizzato. I criteri posti a base della perizia di stima differenziano prioritariamente le opere che hanno comportato aumento di volume e/o superficie da quelle che non hanno comportato tale aumento». Tutti i calcoli potranno essere svolti dall’ufficio comunale, senza consulenze esterne.
Va chiarito che «tale indennizzo si applica esclusivamente nei confronti delle piccole opere abusive (rimanendo insanabili gli abusi più rilevanti sotto il profilo ambientale) realizzate nelle aree sottoposte a vincolo paesaggistico, sia che si parli di opere oggetto di condono edilizio oppure oggetto di accertamento di compatibilità paesaggistica (condono ambientale straordinario e a regime)».










