Ieri era giunto un comunicato stampa da parte dell’Uncem, l’“Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani”, nel quale si leggeva che «la montagna può essere una risorsa o un grande problema. Può offrire occupazione per i nostri giovani e ricchezza oppure può diventare un enorme dispendio di risorse senza ottenere risultati». Un appello che ha il sapore della cronaca, considerate le notizie dei disastri avvenuti in questi giorni sulle montagne a pochi passi dalle nostre terre. Stamattina, nel corso della trasmissione “Diritto di parola”, Lucia Campoli ha intervistato il presidente dell’Uncem Lazio, Achille Bellucci, perché illustrasse il suo punto di vista e precisasse le esigenze delle popolazioni di cui rappresenta la voce.
Immediatamente si è fatto sentire l’orgoglio di chi è sempre vissuto tra le vette: «I territori montani – ha detto – sono custodi di molte grandi ricchezze, di cui le aree urbane godono in maniera spesso inconsapevole: le riserve d’acqua che riforniscono gli acquedotti delle città sono tutte situate in zone montane, come la maggior parte delle riserve boschive che producono l’ossigeno e contribuisco al ricambio dell’aria. Per questo occorre che la Repubblica, nelle sue varie articolazioni organizzative, Stato, Regioni e altri enti territoriali, ne tuteli l’integrità. E per farlo occorre una politica pensata e definita per le zone montane, con enti che si occupano, con speciale vocazione, di questi territori, attuando anche un meccanismo di riequilibrio finanziario per concorrere a mantenere in queste aree condizioni di vita adeguate e possibilità di sviluppo economico per coloro che decidono di rimanere o di tornarci».
Uno spirito indomito e battagliero, quello di Bellucci, che è venuto fuori anche quando gli è stato chiesto di esprimere un’opinione sull’integrazione tra l’Uncem e l’Anci, l’“Associazione Nazionale Comuni Italiani”: «La situazione è questa: non c’è un grande rapporto tra Anci e Uncem, purtroppo. E’ un qualcosa che si è realizzato a livello nazionale, ma nelle Regioni questo sta comportando qualche problema, anche se c’è una collaborazione molto stretta. Io penso che, per quanto riguarda la montagna, l’Uncem deve fare la voce grossa, perché stiamo parlando di piccolissime realtà, con tutte le difficoltà che queste hanno, e l’Anci sembra più orientata, invece, sui grossi Comuni. Non sto io a dire qual è il motivo…» Subito, però, la sua idea trapela: «Insomma, sappiamo che i Comuni versano le quote a queste associazioni, e quindi magari c’è chi fa la scelta di accontentarsi di poco o di nulla e chi, invece… gli servono grosse risorse per autofinanziarsi».
Risorse che, per le realtà montane, sarebbero utili per scongiurare, per quanto possibile, le tragedie come quelle avvenute recentemente nel centro Italia. Per il presidente dell’Uncem Lazio, l’idea è che il territorio deve essere oggetto di manutenzione continua: «Spesso ci troviamo a intervenire sulle emergenze, quando invece si potrebbe fare una prevenzione a monte, che potrebbe dare risposte anche a livello occupazionale. Faccio degli esempi: abbiamo il problema che riguarda il ruscellamento delle acque. Ogni volta che c’è una piccola tempesta – ma non deve essere nemmeno eccezionale – ci ritroviamo con i territori a valle sommersi da sassi e tutto ciò che le acque portano a valle». Ci sarebbe una ricetta semplice, che Bellucci sintetizza in un’espressione efficace: “Tornare all’antico”. «Mi ricordo che, quando andavo in vigna con mio padre, la prima cosa che faceva era ripulire il fosso di scolo. Queste opere, purtroppo, non le fa più nessuno e quindi l’acqua va, ovviamente, dove trova la strada, quindi spesso invece di andare per i fossi, va lungo le strade, acquista velocità e distrugge tutto quello che si trova nella parte sottostante».
Infine Bellucci affida ai microfoni di RadioCassinoStereo un appello alle istituzioni, sia quella regionale che quella statale: «Dopo una campagna mediatica che di fatto ha tolto di mezzo l’unico ente territoriale che si occupava della montagna, oggi c’è un ripensamento. Credo che noi ci dobbiamo dare delle regole certe. Allora, le Comunità montane si occupano dei comuni montani. Non le chiamiamo più “Comunità montane”? Le chiamiamo “Unione dei Comuni montani”? Comunque questi enti devono avere dei compiti precisi e certi, e dei trasferimenti che alla fine li mettono nelle condizioni di intervenire, per fare in modo che non si verifichino più, nel futuro, queste disgrazie, che purtroppo, quando avvengono, lasciano morti e disperazione».










