Due giovani architetti hanno lanciato una proposta ecosostenibile al sindaco di Gaeta, finalizzata ad una frequentazione delle spiagge in totale sicurezza: aree perimetrate da cerchi costruiti con teli e bambù. Sta arrivando l’estate 2020, l’estate della convivenza con il Covid-19.
L’unica cosa certa per i prossimi mesi è che si dovrà continuare a mantenere il distanziamento sociale ed evitare assembramenti, ma disposizioni dettagliate su come far rispettare queste regole nelle spiagge italiane ancora non sono chiare.
Gestori di lidi e i sindaci delle città di mare, si trovano così a dover aprire i vari stabilimenti balneari, e i bagnanti si domandano quale comportamento dovranno assumere. Come rispettare le regole della fase 2 nelle nostre spiagge?
Molti si sono posti queste domande e qualcuno è riuscito a proporre soluzioni valide: è il caso dei due giovani architetti Antonio Magnatti e Fabio Galluzzi. I due, gaetano uno e pugliese l’altro, si sono conosciuti come colleghi in uno studio romano, ma sono ormai amici da tre anni, e in questa pausa forzata hanno deciso di realizzare un progetto che permetterà ai gestori degli stabilimenti balneari di far mantenere la distanza tra i bagnanti.
Il progetto è stato presentato al sindaco di Gaeta, Cosmo Mitrano, che subito ne è stato entusiasta e ha diffuso la proposta.
Il progetto consiste nel perimetrare gli ambiti di fruizione della spiaggia e degli ombrelloni attraverso una struttura, realizzata con materiali ecosostenibili (bambù, teli di cotone, corde), che garantisca la distanza tra le persone ma lasci la visuale aperta verso l’orizzonte.
Il modello, che potrà essere realizzato in autocostruzione, è stato progettato pensando al sistema bioclimatico: la posizione di Gaeta, il soleggiamento, il vento. Per questo motivo i cinque metri di distanza sono necessari per garantire sempre ombra e sole all’interno della propria area, oltre che il distanziamento. Ciononostante, come ci spiegano i due architetti, il modello è adattabile a qualsiasi esigenza, non solo del territorio.
“Quello che abbiamo voluto è che questa idea fosse modificabile a seconda dei gestori e dei fruitori, in modo che le dimensioni del perimetro o le passerelle, possano essere lavorate a seconda del lido – spiegano, passandosi la parola – Il nostro progetto parte da un habitat, che in questo caso è Gaeta, ma diventa un modello che si può adattare a tante situazioni. È un’idea molto flessibile, anche sulla scelta dei materiali, è possibile personalizzarla come il colore degli ombrelloni. Quello che ci auguriamo – continuano – è che da una serie di proposte sia dai gestori che delle persone che vogliono andare al mare, possa nascere un confronto, per avere più soluzioni. Il nostro obiettivo non è imporre la nostra soluzione ma trovarne una ottimale per tornare nelle spiagge, attraverso il dialogo”.
I due architetti sono carichi e pronti a provare il loro progetto, ma soprattutto a confrontarsi con chi da anni gestisce le nostre spiagge, per questo invitano a scrivere ai loro contatti (magnattister@gmail.com e galuzzifabio@gmail.com). La loro idea nasce dalla volontà di ritrovare quella normalità di cui siamo stati tutti privati e ovviamente dalla perfetta sintonia e dall’unione delle loro passioni: l’architettura e il mare.
“Diciamoci la verità – ha concluso Antonio – se domani ci dicessero che possiamo tornare ad affollare le spiagge perché il Coronavirus non c’è più, saremmo i primi!”.
Ma non è così!
Roberta Persichino











