L’emergenza Coronavirus ha fermato il tempo del nostro agire quotidiano offrendoci l’opportunità di riflettere di più sulle tragedie che fanno comunque parte della vita di ciascuno di noi.
Perdere un familiare in questi periodi è un dramma umano che può comprendere esclusivamente chi ha avuto questa esperienza.
Non è possibile neppure celebrare un funerale che possa consentire a congiunti, familiari, amici e conoscenti di partecipare ed esprimere la vicinanza alla famiglia dello scomparso.
Tantissime sono le persone decedute in questo periodo di emergenza epidemiologica, ed ovviamente non solo a causa del Coronavirus.
Ancor di più i familiari che hanno sofferto il dramma di non poter essere vicini al proprio congiunto negli ultimi momenti della sua vita; e, se qualcuno lo ha fatto, ha dovuto correre il rischio di essere sanzionato o di incorrere in qualche contagio.
La riduzione delle uscite di casa, solo per le necessità contemplate dai vari DPCM precauzionali anti Covid, non facilita neppure la conoscenza dei concittadini delle persone scomparse, impossibilitati a leggere i necrologi.
E così, la perdita di un familiare, moralmente e psicologicamente, sconvolge interiormente ancor di più. Ti senti massacrato nel profondo dell’animo. Non te ne fai una ragione. Si muore nel silenzio più assoluto.
Nella solitudine; come l’ultimo viaggio, fino al cimitero, con qualche sporadico familiare consentito ed un prete che, nei pochi secondi di benedizione della salma, rompe quel triste silenzio. Non è giusto.
E nell’era della comunicazione diffusa e di massa, tutto ciò appare quantomeno paradossale. Se poi la morte ti raggiunge quando si è soli, lontano dai familiari, diventa ancora più struggente e triste.
Come nel caso del dramma vissuto da una povera donna di 64 anni a Cassino, di cui abbiamo dato notizia l’altro giorno.
Stava bene ed in salute, era andata a fare la spesa e a pagare una bolletta; mentre tornava a casa, lungo via Rapido, è stata colta da un malore tanto improvviso quanto fulminante, un infarto che non le ha lasciato scampo.
Forse aveva cercato di ripararsi dal sole sotto ad un albero, sperando in un malore passeggero; erano circa le 13 ed il sole picchiava.
Si è accasciata a terra e quando sono arrivati i soccorsi, allertati da qualche sporadico passante, per lei non c’era ormai più nulla da fare.
A casa aveva lasciato una figlia, Silvia, che viveva con lei che mai avrebbe immaginato di non rivedere più viva sua madre e di ricevere una notizia così ferale ed improvvisa.
Si chiamava Angela Simonelli, per gli amici e conoscenti Lina, sorella di Maurizio, da molti anni esponente di punta della squadra di RadioCassinoStereo.
A Lui, alla sorella, ai familiari, un abbraccio virtuale ma fortissimo da parte di tutto lo staff di RadioCassinoStereo al completo.
La morte di un familiare, di una persona cara, di un amico, di un conoscente, rappresenta un triste spaccato umano della già difficile vita in tempo di Coronavirus che certamente lascerà una traccia indelebile in chi ha vissuto questo tipo di esperienza.
E non è vero, come dicono molti guardando al futuro, che “andrà tutto bene”!










