Ventinove milioni di dosi di vaccino AstraZeneca sono presenti negli stabilimenti Catalent di Anagni, proprio mentre la campagna di vaccinazione in Italia prosegue a rilento anche per mancanza di dosi.
Il “pasticcio” è esploso in Europa, quando il presidente Ursula Von Der Leyen ha telefonato al premier Draghi per segnalare, come egli stesso ha poi riferito in Parlamento, che “alcuni lotti che non tornavano nei conti della Commissione sarebbero stati giacenti presso lo stabilimento della Catalent di Anagni, che infiala i vaccini. Mi si suggeriva di ordinare un’ispezione”.
Ed infatti, Draghi avverte il ministro della salute Speranza che invia i carabinieri del Nas che “hanno identificato i lotti in eccesso”, bloccati in attesa di ulteriori verifiche; anche se due lotti sono partiti per il Belgio e sui quali lo stesso Draghi ha detto: “da dove andranno da lì non so”. Intanto lo stabilimento è sotto sorveglianza.
Sulla vicenda si è scatenata una ridda di dichiarazioni di esponenti politici che chiedono chiarezza e decisione.
Nel frattempo, è arrivata la posizione dell’AstraZeneca che ha fornito la sua posizione su quelle dosi giacenti: 13 milioni sono destinate ai paesi del programma Onu Covax (cioè i paesi a basso reddito) ed altre 16 sono in attesa del rilascio del controllo di qualità da parte dell’Europa per poi essere distribuite.
Sulla vicenda, con una dichiarazione all’Adnkronos, è intervenuto anche il sindaco di Anagni Daniele Natalia.
“La mia città è balzata agli onori della cronaca per avere sul territorio ben due big Pharma che producono vaccini e ora il fatto che sia sulla bocca di tutti per questo supposto occultamento di vaccini non è piacevole. Credo tuttavia che la Catalent, in quanto società terzista, che si occupa quindi unicamente di infialare le dosi, non abbia in quanto tale voce in capitolo sulla valutazione, cioè se mandare lotti da una parte o l’altra. Credo, invece, che le direttive siano piuttosto di competenza della casa madre AstraZeneca. Se quanto emerso al momento corrisponderà al vero mi dispiace non per Anagni, ma per gli Italiani e gli europei. Qui in città c’è molto riserbo sulla vicenda, d’altronde è giusto aspettare l’esito delle opportune verifiche. Per il territorio di Anagni la produzione dei vaccini ha rappresentato uno scossone in termini economici, mi dispiacerebbe da italiano se la vicenda delle dosi ferme fosse accertata”.
Ma intanto, in attesa di ulteriori aggiornamenti sul caso, in Italia e in Europa c’è carenza di vaccini e la vicenda delle 29 milioni di fiale giacenti ad Anagni conferma che il processo vaccini – al di là di altre eventuali responsabilità AstraZeneca da dimostrare – presenta lacune generali, almeno organizzative, nei tempi intercorrenti tra la fine del processo produttivo e quello dell’arrivo delle fiale negli ambulatori di somministrazione.
Ritardi inaccettabili in un momento in cui la pandemia richiede, invece, un processo di vaccinazione più veloce possibile lungo tutta la sua catena: produzione del vaccino, certificazione di qualità, distribuzione delle dosi e somministrazione.










