La cerimonia in località Aria Rosina. Il sindaco Costanzo e la consigliera Belmonte: una bella pagina tutta da raccontare. L’emozione del figlio, Erasmo Di Vito, che ha letto alcune toccanti pagine del padre.
Centro storico carico di emozioni a Coreno, dove in località “Aria Rosina”, nel tratto finale di via Cornelia al lato con via Roma, è stata intitolata la piazza a Mariano Di Vito: un maestro, eroe di grande valore, che proprio di fronte alla targa viveva con la sua famiglia, riunita tutta nel suo ricordo e nel suo esempio, insieme a tanti concittadini che hanno voluto essere presenti.
L’iniziativa, portata avanti dalla consigliera Rosalba Belmonte, è iniziato con l’inno d’Italia che riecheggiava nella piazza della Pace. Poi, la scopertura della targa commemorativa da parte del sindaco Simone Costanzo e di Erasmo Di Vito, figlio di Mariano, che ha parlato a nome di tutta la famiglia. E’ stato lui a curare la pubblicazione del diario di guerra del padre, riprendendo gli appunti e le testimonianze di quei tragici giorni di guerra.
A seguire, Don Andrea ha benedetto la targa, la Piazza e tutti i presenti e si sono susseguiti gli interventi. Il primo cittadino ha ricordato l’esempio e la memoria del coraggio di Mariano, che così rimarranno per sempre nel cuore dei corenesi come anelito di giustizia, di pace e di rispetto delle donne, in un mondo che ancora registra casi di femminicidio. Il consigliere Domenico Corte ha portato il saluto del suo gruppo consiliare.
Due letture bellissime e coinvolgenti; una riguardante una testimonianza dei fatti e una che riprende una pagina del libro, in cui si parla di questo gesto, hanno creato emozione e un brivido a tutti i presenti, mentre la voce rotta dall’emotività di Erasmo ringraziava tutti e poneva l’accento sul valore della Pace e sul rispetto della vita umana ad ogni livello. Di seguito il testo:
“Più avanti un grido lacerante rompe l’aria.
Dalla cima d’una collina si vede un marocchino scendere a precipizio verso di noi.
Appena giunto rovescia il sacco dalla testa di una ragazza di Castelnuovo l’afferra per un braccio e fa per trascinarla.
Capisco le intenzioni; mi frappongo fra lui e lei e con uno strattone li separo ma, nello stesso tempo, ricevo da lui un pugno sulla nuca.
Le donne piangono e gli uomini tremano; la situazione è critica.
Mi rivolgo al nostro accompagnatore; lo prego, lo scongiuro.
Infine, punta la pistola contro il suo connazionale e questi va via brontolando.
E’ stato un attimo, ma un attimo che avrebbe potuto portare brutte conseguenze, specie per le donne, che seguitano a piangere.
Sono circa una trentina, di cui una decina tra i 16 e i 24 anni.
Grazie al mio intervento sono tutte salve”.
Dal Diario di guerra “La luce del focolare spento” di Mariano Di Vito










