Neppure la pioggia ha fermato la protesta contro la soppressione del Punto di Primo Intervento (PPI) dell’ex ospedale di Anagni, ora ridotto dalla Regione Lazio a semplice Presidio Ambulatoriale Territoriale (PAT).
Nuove sigle che nascondono la realtà dei fatti, che è molto più dura da digerire, in un territorio con un bacino di utenza di quasi 100.000 persone rimaste senza ospedale, senza pronto soccorso e senza neppure un punto di primo intervento.
Un semplice PAT all’interno del quale, dopo due giorni dalla sua attivazione, è morta una donna punta da un calabrone.
La protesta, ieri sera, è salita vertiginosamente; hanno partecipato in tanti: semplici cittadini, amministratori, associazioni, personale sanitario.
In prima fila anche il vescovo Lorenzo Loppa insieme al sindaco di Anagni Daniele Natalia, che era affiancato dai colleghi Agostini, Baccarini, Corsi e Felli, e dall’onorevole Loreto Marcelli, vice presidente della Commissione Regionale alla Sanità.
Il corteo di protesta è partita dall’ex ospedale e si è snodato sino a Porta Cerere per chiedere al presidente della Regione Lazio Zingaretti la riattivazione del Pronto Soccorso.
Contro la soppressione del Pronto Soccorso, nei giorni scorsi, si è schierata anche il Sindacato Nazionale dei Medici Italiani.










