Ciociaria – Delitto Capirchio: l’allevatore di Vallecorsa lapidato e poi fatto a pezzi. Lo ha stabilito la perizia del professor Saverio Potenza e del Ris. Attesa del Dna per la certezza dell’identità

- Pubblicità -

Per avere la certezza assoluta che i resti del corpo rinvenuto in due sacche di juta, in una grotta sui boschi di Lenola, appartengano ad Armando Capirchio bisognerà attendere l’esito dell’esame del Dna.

Intanto, i primi risultati della perizia legale eseguita dal professor Saverio Potenza, con la collaborazione dei tecnici del RIS, durata oltre cinque ore, fanno emergere una amara crudeltà sugli ultimi momenti di vita dell’allevatore di Vallecorsa, scomparso tra i boschi nell’ottobre dello scorso anno.

L’uomo sarebbe stato ucciso a colpi di pietra, una sorta di lapidazione, e successivamente sarebbe stato fatto a pezzi, forse con un grosso coltello del tipo utilizzato dai macellai per gli animali, per facilitare l’occultamento del cadavere.

Non sarebbe stato quindi ucciso a colpi d’arma da fuoco, ipotesi per la quale gli investigatori, dopo l’arresto del maggiore imputato, l’altro allevatore Michele Cialei, avevano sequestrato il suo fucile da caccia.

Nei prossimi giorni, gli esami peritali dovranno innanzitutto confermare che i resti umani rinvenuti nella grotta di Lenola siano effettivamente di Armando Capirchio, poi stabilire l’esatta dinamica della morte e lo strumento utilizzato per lo smembramento del suo corpo.

Le risultanze peritali serviranno anche a formulare con maggiore precisione le accuse a carico degli autori di un gesto criminale così efferato e per il quale è in carcere il suo rivale allevatore, Michele Cialei, indagato insieme al figlio e ad un altro familiare.

L’individuazione delle eventuali complicità avute dal presunto assassino, infatti, sono ancora al centro delle indagini degli investigatori.

- Pubblicità -
- Pubblicità -
- Pubblicità -
- Pubblicità -
- Pubblicità -

Articoli Correlati

- Pubblicità -
- Pubblicità -