Lo storico stabilimento Marangoni, specializzato nella produzione di pneumatici, è avviato alla chiusura e i dipendenti dello stabilimento di Ferentino, già in cassa integrazione e in liquidazione dal 2015, e quelli del termovalorizzatore di Anagni, sono a rischio licenziamento.
Molteplici le cause alla base della decisione dello storico marchio di Rovereto che nel 1976 aprì a ferentino e nel 1989 ad Anagni, acquisendo lo stabilimento ciociaro della Ceat, all’epoca in liquidazione ed amministrazione controllata.
Dopo l’iniziale realizzazione di pneumatici “ricostruiti” la Marangoni è passata alla costruzione di pneumatici “nuovi” con una produzione annua massima di circa 2 milioni di pneumatici; una cifra troppo bassa per poter competere con la concorrenza dei mercati asiatici, tanto da accumulare annualmente perdite per milioni di euro.
Ora, a rafforzare la decisione dell’azienda di chiudere definitivamente i battenti e aspettare l’arrivo di acquirenti dello stabilimento, il “rallentamento” dell’iter per il rinnovo della concessione per la prosecuzione dell’attività del Termovalorizzatore di Anagni, dove vengono inceneriti gli pneumatici fuori uso per ricavarne energia elettrica.
La Marangoni punta l’indice contro la Regione per il blocco autorizzativo, dal marzo 2016, nonostante, dichiara l’azienda, vi siano già i pareri ambientali positivi.
Autorizzazione che, secondo fonti aziendali, potrebbero rilanciare anche l’attività dello stabilimento di pneumatici ma, peraltro, aggiungono, il termovalorizzatore in funzione avrebbe comunque una sua sostenibilità economica per lo smaltimento di pneumatici raccolti dai vari consorzi a questo dedicati.
Sulla vertenza Marangoni prende posizione la Ugl Frosinone che, in una nota, attraverso il suo segretario Enzo Valente, chiede “immediate delucidazioni da parte della Regione Lazio in merito al rilascio dell’autorizzazione alla Marangoni di Anagni per l’impianto di termodistruzione di rifiuti speciali non pericolosi inerenti la distruzione di pneumatici fuori uso.
E’ inaccettabile che si metta a rischio un ulteriore sito produttivo e che un’azienda importante per il tessuto economico della provincia di Frosinone possa chiudere a causa della burocrazia italiana che non ha concesso l’autorizzazione nonostante il parere favorevole della conferenza dei servizi.
Abbiamo bisogno di questi impianti per chiudere il circuito del ciclo dei rifiuti così come abbiamo bisogno, una volta funzionanti, che ci siano i dovuti controlli come avviene in altre parti del paese.
Pertanto, al Presidente Zingaretti al presidente del Consiglio Regionale e a tutte le parti in causa chiediamo forte assunzione di responsabilità per trovare al più presto una soluzione.
Se in tempi celeri non si farà chiarezza – conclude Valente – il nostro Sindacato è pronto a mobilitarsi e dare battaglia”.










