Cassino – Rocca Janula blu, omaggio alla Francia per lo sfondamento della Gustav; tra polemiche, imprecisioni storiche e scuse dell’Amministrazione Comunale

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La decisione del Comune di Cassino di illuminare la Rocca Janula con il colore blu per omaggiare la Francia nell’anniversario dello sfondamento della Linea Gustav, che ha aperto le porte alla fine della guerra nel Cassinate, alza un polverone di polemiche.

Nella descrizione dell’omaggio si legge che “Cassino veste la Rocca Janula per ricordare gli alleati francesi che combatterono nella Battaglia di Cassino” e poi aggiunge che il “14 maggio 1944, domenica, le forze francesi, con i 12.000 “Goumiers”, prendono Ausonia …”.

L’imprecisione storica
In realtà la linea Gustav, come sanno gli storici, passava sui monti di Coreno ed è in quei luoghi che avvennero aspri combattimenti, anche corpo a corpo, che portarono allo sfondamento della “Gustav”, all’occupazione di Coreno Ausonio e solo dopo, dei comuni di Castelnuovo Parano e quindi Ausonia, che di fatto costituivano le immediate retrovie del Fronte. E a Coreno si registrarono i primi tentativi di violenza sulle donne, qualcuno sventato dal coraggio di “eroi” ancora sconosciuti.

La polemica
Ma a parte questa imprecisione, importante, la decisione di illuminare la Rocca Janula “per ricordare gli alleati francesi che combatterono nella Battaglia di Cassino” ha scatenato molte polemiche nei comuni del Cassinate.
A Partire da Cassino, dove i consiglieri di opposizione Evangelista, Fontana, Mignanelli e Petrarcone hanno evidenziato che “l’omaggio del Comune di Cassino ai Goumiers, i soldati francesi che hanno partecipato alla battaglia per la liberazione di Cassino e Montecassino ma che si sono anche resi protagonisti di indicibili episodi di violenza, ci è sembrato un vero e proprio schiaffo alla dignità di un popolo, quello ciociaro, che nel 1944 è stato vittima di uno dei fatti di cronaca più indegni e vergognosi che la storia della Seconda Guerra Mondiale possa ricordare: le marocchinate. Illuminare la storica Rocca Janula di blu si è sembrato un gesto di spregio verso quelle donne, quegli uomini, quei bambini e persino verso un sacerdote che in quei terribili tre giorni hanno subito, patito oppure visto violenze senza fine. Chiediamo Scusa noi della minoranza ai sindaci Esperia, Pontecorvo, Vallecorsa, Fondi, Ceccano, Ausonia, Coreno Ausonio, Castro dei Volsci e tutti quei paesi che hanno dovuto patire l’onda dello stupro di guerra”.

Le scuse del sindaco Salera
Dinanzi a queste critiche, il sindaco Enzo Salera ha appena diffuso la seguente dichiarazione: “in merito alla grave, pur se involontaria citazione dei Goumiers fatta dalla Tiresia Film e dall’associazione Terraferma nell’ambito del progetto ‘Le luci della fratellanza’ il Sindaco ribadisce la ferma condanna propria e della sua Amministrazione, senza se e senza ma, nei confronti della barbarie e della violenza inaudita esercitata dalle truppe marocchine nella nostra Terra nel secondo conflitto mondiale”

Terraferma
“Le luci della Fratellanza è un progetto promosso da associazioni e di cui il Comune non è responsabile. L’intento di questo progetto era ed è guardare al futuro con un senso di perdono e pace e non assolutamente di ‘celebrare’ una triste pagina della nostra storia ma ricordare per non dimenticare. Da quando è nata Terraferma si impegna a raccontare il territorio, ad ascoltare le voci del presente e del passato che ne delineano la storia, le tradizioni, la cultura, le persone. Abbiamo incontrato nel tempo tante persone, abbiamo raccontato tante storie, abbiamo citato tante fonti che abbiamo ritenuto autorevoli. Purtroppo nell’occasione dell’illuminazione della Rocca Janula, la nostra citazione da una fonte autorevole, estrapolata dal suo contesto, ha avuto un risultato che abbiamo sottovalutato e ce ne dispiace. Ci scusiamo perché inconsapevolmente abbiamo ferito chi durante la guerra ha già subito: non era nostra intenzione celebrare una pagina triste della nostra storia, bensì “riportare” dei fatti accaduti in una precisa data coerentemente con un piano editoriale stabilito. La storia non può essere cancellata, ma solo studiata e meditata perché l’umanità impari a convivere, a perdonare, a riconoscere i propri errori e da essi costruire, come Cassino ha fatto dalle sue macerie. Il nostro intento, come quello delle associazioni che procedono alle commemorazioni in tutti i cimiteri militari del territorio, incluso quello tedesco, è di fare in modo che le generazioni che hanno vissuto dopo la guerra imparino a vivere in uno spirito di fratellanza, nonostante il passato. Nulla può cancellare il dolore e nulla può annullare quanto accaduto. La guerra e la battaglia di Cassino ci hanno lasciato episodi terribili, una scia di sangue, morte e violenza che ancora oggi è una ferita aperta. Eppure quella storia va raccontata e la citazione da una ben nota fonte era appunto una descrizione storica che, lungi dall’essere celebrativa, voleva essere un resoconto riferito proprio al 14 maggio. Purtroppo la sua lettura, fuori dal suo contesto, non è stata felice. Molti veterani e i loro congiunti sono tornati su questa nostra terra per ripercorrere ciò che è stato. Da ogni dove, come fu 76 anni fa. La violenza va sempre condannata, a chi viene dopo l’arduo compito di non continuare ad alimentare l’odio che è il seme di tutte le guerre. Lo spirito del progetto è quello di riuscire un giorno a riunire gli eredi di coloro che qui hanno combattuto e anche perso la vita perché, guardandosi negli occhi, non si percepiscano più come nemici ma fratelli. La pace non è mai facile da costruire, è fragile ed è affidata al nostro grande limite umano, ma educare alla pace è un nostro dovere come raccontare quanto accaduto perché possa non accadere mai più”.

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