E’ partito il 10 settembre scorso da Cassino e il 21 dicembre è arrivato a Gerusalemme, a piedi: 101 giorni di cammino, 3.000 chilometri percorsi, 5 nazioni attraversate, oltre l’Italia e Israele.
Mauro Liburdi ha 35 anni ed è nato a Cassino. La sua famiglia vive ancora nella cittadina all’ombra dell’abbazia, ma lui, fin da giovanissimo, ha preso la via del mondo. Spinto dalla pallacanestro, dove giocava a livello professionale, è approdato, appena 14enne, a Roma. Poi ha girato tutto il nord Italia. Ha vissuto anche 5 anni negli Stati Uniti, a New York. Una vita fortunata e ricca di esperienze, come lui stesso ammette. E proprio per gratitudine per tutto quello che gli era stato dato, nel 2012 si è avvicinato alla spiritualità.
Senza una scuola, ma per puro interesse personale, ha studiato teologia. Da cristiano, alla fine ha deciso di andare in Terra Santa a studiare l’ebraico biblico. Così è partito. Una sfida, o, se si vuole, un voto a Dio.
Senza soldi e senza carta di credito, è partito a piedi, senza nemmeno fare autostop. Da Cassino, è andato in Abruzzo e da lì ha preso l’antico tratturo Pescasseroli-Candela, perché voleva seguire un sentiero di montagna. A Brindisi si è imbarcato per Durazzo, in Albania. Ha attraversato l’Albania, poi la Macedonia, poi il nord della Grecia, poi la Turchia… Voleva andare in Siria, ma i profughi incontrati lungo il cammino gliel’hanno sconsigliato. Si è imbarcato per Cipro e infine è arrivato a Israele.
95 giorni di cammino, 6 di riposo, di cui 3 nel monastero sul Monte Athos, in Grecia. Un percorso impegnativo, più a livello mentale che fisico. E’ filato tutto liscio. Del suo viaggio ha tenuto un diario su istagram, peregrini_enim_sumus, per due motivi: per tranquillizzare i suoi cari, ovviamente in apprensione, e per avvicinare i giovani alla spiritualità, perché possano trarne gli stessi benefici che sta avendo lui stesso.
Mauro si vuole fermare a Gerusalemme per i suoi studi. Per il momento è ospite in un monastero immerso nella Natura, dove svolge opera di volontariato. Padre Severino, un padre polacco, lo ha accolto a braccia aperte.
A sentire parlare Mauro, con la sua gentilezza e la sua modestia e la sua ansia di ricerca, si trae la netta impressione che sarebbe sbagliato pensare che, benché adesso si trattenga a Gerusalemme, il suo viaggio sia finito: il suo viaggio continua ancora, e continua, e continua…










