Cassino – L’allarme del sindaco per Poste Italiane: 100 posti a rischio e servizi ridotti

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A quanto pare, da febbraio ci sarà un terremoto negli uffici di Poste Italiane presenti in provincia di Frosinone: in base a un nuovo piano aziendale, molti posti di lavoro andranno persi e si avrà anche una riorganizzazione degli uffici che comporterà disservizi per gli utenti. E così ieri il sindaco di Cassino, Carlo Maria D’Alessandro, ha incontrato i colleghi di Sant’Elia Fiumerapido, Acquafondata, Sant’Ambrogio sul Garigliano, Sant’Andrea del Garigliano, Cervaro e Viticuso, nonché il dirigente del sindacato CISL per i lavoratori Poste Italiane SLP, Mario Fiscariello, per fare il punto della situazione.

«Poste Italiane è un azienda in utile ogni anno di circa un miliardo di euro» ha dichiarato il sindaco a margine dell’incontro. «Il piano aziendale dell’amministratore delegato e direttore generale del gruppo Poste Italiane S.p.A., Francesco Caio, prevede il taglio entro il 2018 di 500 uffici postali e altri dovranno essere ridimensionati. Insomma nella seconda eventualità ad esempio, se un ufficio è aperto a giorni alterni con due unità sarà attivo sempre a giorni alterni con in servizio soltanto una unità. Inoltre dal 6 febbraio ai mesi di marzo e aprile sarà messa a regime la consegna della posta a giorni alterni e l’accorpamento delle zone che usufruiscono del servizio. Quindi oltre il 50% dei postini sarà tagliato. Nella nostra provincia con questa riorganizzazione perderanno il posto di lavoro circa 100 persone e tutti sono convinti che questa circostanza impedirà il mantenimento degli standard di servizio».

Nel comunicato stampa del Comune di Cassino, il sindaco spiega la situazione: «Poste Italiane sta andando incontro ad una nuova fase di privatizzazione che deve essere necessariamente impedita. Al momento il 40% delle quote di Poste Italiane è detenuto dalle banche, il 35% dalla Cassa Depositi e Prestiti, e il 25% dello Stato. Ora, il 35% della CDP appartiene per il 28% allo Stato e il 7% alle banche. Il Ministro Padoan vuole cedere agli istituti bancari un ulteriore 30% delle quote, ovvero il 25% dello Stato e il 5% appartenente sempre allo stato dentro Cassa Depositi e Prestiti. Pertanto, a fine operazione le Banche avrebbero in mano il 77% di Poste Italiane S.p.A. con questa eventualità chiunque che abbia disponibilità finanziaria potrebbe fare un’operazione pubblica di acquisto (OPA), come successo in Telecom, e prendersi anche un’azienda che produce un miliardo di euro di utile l’anno».

Per quanto riguarda le ripercussioni per il nostro territorio, D’Alessandro ha intenzione di dare battaglia: «Ho preso l’impegno di convocare al più presto l’assemblea dei Sindaci del Lazio Meridionale per fare fronte comune contro questa riorganizzazione che oltre a privatizzare Poste Italiane senza creerà serie criticità al servizio tuttora svolta dall’azienda in favore dei cittadini».

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