In questi giorni i postini fanno gli straordinari, scorrazzano da una parte all’altra della città per raccogliere le firme delle raccomandate con ricevuta di ritorno che tanti cittadini si sono visti recapitare. E la lettera inviata dall’Ufficio tributi del Comune cosa conteneva? Una cortese lettera di auguri per il nuovo anno o per il Natale? Quasi: la richiesta del pagamento delle eccedenze idriche per l’anno 2011. Come se non bastasse, molte delle somme richieste non erano in realtà dovute, perché già liquidate dagli utenti tanto tempo fa.
Hanno fatto appena in tempo, quelli del Comune, perché il pagamento non andasse in prescrizione. E così, in un mese già gravato da tante spese (ci ricordiamo tutti del “famoso” 16 dicembre, il giorno nero per il pagamento del saldo IMU e TASI), ecco giungere un sollecito che ha tutto il sapore della beffa. Negli uffici comunali si sono accalcate le persone imbufalite, che sventolavano i bollettini già effettuati a suo tempo. Qualcuno ne è uscito con gli occhi iniettati di sangue, perché era sicuro di aver pagato ma non trova la ricevuta: la situazione è tragica, perché per almeno cinque anni si deve conservare l’attestazione del pagamento per eventuali controlli, altrimenti si rischia di dover pagare di nuovo. Spesso non si tratta di bruscolini, ma di parecchie centinaia di euro. Qualcuno di loro ci avrà pure marciato, non si può escludere, ma per i poveri sprovveduti in buona fede come la mettiamo?
Dov’è stato l’inghippo? Pare che la causa di questo invio in massa di richieste di pagamento risieda in un errore del sistema informatico. Quando è avvenuto l’aggiornamento dei programmi, alcuni dati sono andati perduti.
Il sindaco D’Alessandro e l’assessore Leone hanno fatto dichiarazioni di solidarietà nei confronti dei cittadini colpiti ingiustamente dal provvedimento, che, nel migliore dei casi, si è risolto comunque in un’arrabbiatura e in tempo perso. Il disservizio ha anche causato spese per le casse comunali, non foss’altro che per l’invio delle raccomandate. Per non avanzare il sospetto che, nella cagnara che si è creata e che crescerà, qualche furbetto non se la cavi con qualche sanatoria.
Perché alle dichiarazioni seguano i fatti, proponiamo di pubblicare sul sito istituzionale del Comune una statistica che accerti quanti dei 6.000 solleciti sia stato inviato in maniera ingiusta. Dirigenti dovranno renderne conto, come pure chi si è occupato di aggiornare il sistema (immaginiamo che sia stato pagato per il lavoro svolto). Insomma, oltre alle parole c’è bisogno di fatti, e che le responsabilità vengano a galla.










