“Apprendiamo con sincero sollievo che, da quanto dichiarato pubblicamente, nessun amministratore comunale risulterebbe indagato nell’inchiesta sulla Villa Comunale. È una notizia che non può che far piacere, perché davanti a vicende così delicate nessuno dovrebbe mai augurarsi il coinvolgimento giudiziario di rappresentanti delle istituzioni.”. Inizia così l’intervento di Paola Polidoro-Jammi Cassino in merito alla vicenda di cronaca giudiziaria esplosa mediaticamente ieri mattina come un fulmine a ciel sereno. Fulmine sì, ma secondo l’ex candidata a sindaco nell’ultima tornata elettorale, parliamo di una vicenda preceduta da numerose ‘avvisaglie’.
“Resta un punto enorme, politico e morale prima ancora che amministrativo – aggiunge -. Se davvero l’Amministrazione era a conoscenza delle criticità e ha scelto di non parlarne, siamo davanti ad affermazioni gravissime. Il sindaco non è soltanto il capo dell’Amministrazione: è la prima autorità sanitaria e di pubblica sicurezza della città. Quando esiste anche solo il sospetto che un’area pubblica possa essere compromessa dal punto di vista ambientale, il primo dovere è informare, proteggere, prevenire.
La Villa Comunale non è un cantiere qualunque. È un luogo che alla riapertura avrebbe accolto famiglie, bambini, anziani. Donne e uomini che in questi mesi hanno continuato a viverla, attraversarla, considerarla uno spazio sicuro. Partecipando ad aventi e manifestazioni sportive, di beneficenza e di inclusione. Se c’erano elementi tali da richiedere verifiche, approfondimenti o cautele, la città aveva il diritto di saperlo. Tacere, in questi casi, non è prudenza: rischia di diventare una scelta che espone i cittadini a una condizione che avrebbero dovuto conoscere.
Per mesi chi ha sollevato dubbi sulla qualità del terreno, sui materiali utilizzati e sulle condizioni reali dell’area è stato liquidato come polemico, allarmista, disfattista. Anche noi abbiamo chiesto chiarimenti e presentato un accesso agli atti, senza ricevere risposte. Avevamo chiesto anche i verbali e le risultanze sulle analisi effettuate sul terreno, analisi che era stato dichiarato oltre un anno fa proprio dal sindaco e dall’assessore, erano state fatte da due diverse società. Ci hanno raccontato che le analisi erano regolari, che la situazione era sotto controllo, che non c’era nulla da vedere.
Ecco perché oggi non basta dire che il Comune è parte lesa. Se il Comune è parte lesa, lo sono prima ancora i cittadini di Cassino. Parte lesa è chi ha portato i figli in Villa. Parte lesa è chi ha passeggiato in quell’area fidandosi delle rassicurazioni pubbliche. Parte lesa sono i bimbi che nelle scorse settimane in due diverse occasioni sono andati a piantare fiorellini in quei prati. Parte lesa è una comunità che non può essere informata solo quando arrivano i sigilli”.
Non ci interessano le polemiche urlate, né i processi sommari. Abbiamo fiducia nella magistratura e attendiamo che le indagini facciano piena luce su ogni responsabilità. Ma la politica ha un dovere diverso e immediato: spiegare. Spiegare quando l’Amministrazione ha saputo. Spiegare cosa sapeva. Spiegare perché non ha informato la città. Spiegare perché non ha risposto alle richieste di accesso agli atti. Spiegare perché chi chiedeva trasparenza è stato trattato come un problema, quando oggi appare evidente che il problema esisteva eccome. E che sia chiaro, siamo tutti molto addolorati di vedere quei lucchetti e i nastri bianchi e rossi intorno ai cancelli del parco che tanto amiamo. È proprio per quell’amore e quel rispetto per il nostro polmone verde che l’attenzione riposta sulla faccenda è sempre stata alta da parte nostra.
Cassino non ha bisogno di conferenze stampa difensive (il riferimento è alla conferenza stampa indetta ieri pomeriggio al termine delle operazioni di notifica e delle verbalizzazioni da parte del NOE). Ha bisogno di verità, documenti, responsabilità e rispetto. Soprattutto quando in gioco ci sono l’ambiente, la salute pubblica e la fiducia dei cittadini nelle istituzioni”.










