Cassino (FR) – Tribunale, carenza di personale amministrativo e carico di lavoro oneroso per i magistrati

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All’inaugurazione dell’anno giudiziario presso la Corte di Appello di Roma, oltre alla già nota e ampiamente documentata protesta messa in atto dai togati dell’Associazione Nazionale Magistrati, sono state messe in luce le criticità del tribunale di Cassino.

Dati emersi chiaramente dalla relazione del Presidente della Corte di Appello, Giulio Meliadò, che nel descrivere tutti i tribunali, ha messo in evidenza la pianta organica del Tribunale di Cassino che conta 24 magistrati, di cui due presidenti di sezione e 22 giudici, 12 dei quali assegnati alla sezione unica civile e 10 al penale. Nel tribunale della città martire, peraltro dislocato su tre edifici, è la carenza di personale amministrativo la causa di disagi e difficoltà organizzative.

“Presso il Tribunale di Cassino – si legge nella relazionepermane il significativo sottodimensionamento dell’organico dei magistrati a seguito dell’accorpamento di quella che originariamente era la sezione distaccata di Gaeta del Tribunale di Latina, avvenuto nel settembre 2013: il bacino d’utenza è attualmente di circa 330.000 residenti, il territorio comprende tre Province (Frosinone, Latina e Caserta) e sessantotto Comuni, fra i quali si segnala Gaeta e la relativa area portuale; circostanza questa che impone di affrontare tipologie di affari anche molto differenti, attese le significative peculiarità economiche e sociali di territori tra loro non omogenei. Il Tribunale versa, pertanto, in una condizione di grave criticità con riferimento al carico di lavoro pro-capite dei singoli magistrati, in buona parte riconducibile al turnover del personale di magistratura e alle frequenti assenze per congedo straordinari.

Lo stesso CSM, dopo un’accurata indagine statistica, ha individuato Cassino come uno dei Tribunali in maggiore sofferenza del Paese e ha assegnato ben due magistrati in applicazione extradistrettuale per consentire il raggiungimento degli obiettivi fissati dal PNRR. Il procedimento si è però concluso, per la carenza di aspiranti, con l’assegnazione di un solo magistrato di talché, con successiva delibera, lo stesso CSM ha approvato il bando per un’ulteriore applicazione extradistrettuale il cui esito è però ancora non definito”.

Per quanto riguarda l’analisi dei reati, resta consistente sui territori laziali “la presenza di associazioni criminali finalizzate alla commissione di reati (principalmente contro il patrimonio e comunque a scopo di lucro) cui si affiancano  vere e proprie associazioni rientranti tra le mafie tradizionali, che ormai si estendono ai territori dei circondari di Roma, Cassino, Tivoli, Velletri e Latina con una forte presenza di associazioni camorristiche nel Lazio meridionale e con la tendenza all’espansione anche in province che, fino ad ora, erano state interessate solo marginalmente da tali fenomeni (Rieti e Viterbo).

E poi ci sono le forme di associazioni per delinquere autoctone che delinquono nell’ambito del traffico di sostanze stupefacenti, con collegamenti con associazioni internazionali che garantiscono il costante rifornimento di ingenti quantitativi di droghe per le piazze di spaccio della Capitale. Preoccupa, in questo caso, la diffusione di nuovi tipi di droghe. Non più solo cannabinoidi e cocaina: si aggiungono  oppiacei e droghe sintetiche (fentanyl, shaboo). Rilevante risulta anche la connessione tra casi di violenza sessuale e cessione di sostanze stupefacenti, in particolare le cosiddette “droghe dello stupro” (GHB, GBL, MDMA).

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