Cassino (FR) – L’addio tra la folla a Vincenzo Terenzio, i ricordi familiari e quel chiaro riferimento all’attesa ‘risposta’

- Pubblicità -

Una gran folla sul sagrato, tantissime le persone (esponenti politici, imprenditori, avvocati, commercianti) che si sono riversate all’interno della chiesa di Sant’Antonio e hanno applaudito i  ricordi che la figlia Anna Rita, la nipote Giada ed il figlio Luigi hanno riservato a Vincenzo Gabriele Terenzio, scomparso domenica scorsa per un malore improvviso all’età di 77 anni. 

Se già poco prima don Benedetto Minchella aveva sottolineato il valore del vincolo familiare, della forza, della tenacia nel tenere alto l’onore anche nei momenti di difficoltà, i più stretti familiari dell’imprenditore hanno ricordato, punto per punto, quella esistenza rivolta in primo luogo ai suoi congiunti. 

Famiglia e lavoro. Questi i punti fermi di tutti i discorsi ascoltati.  “Non l’ho mai visto fermo, sempre pronto a lavorare e andare avanti per dare alla moglie, ai figli e ai nipoti, tutto ciò di cui avevano bisogno. Ma soprattutto, dimostrare che la famiglia è la cosa più importante. Mai l’ho visto arretrare, nascondersi, fino alla fine. Fermo nella sua posizione. Sempre a testa alta. Orgoglioso dei progressi e dei successi di figli e nipoti” ha sottolineato Anna Rita, già assessora e tornata a fare politica dopo ben 15 anni. 

La nipote Giada ha ricordato la magnanimità del nonno, la sua tenerezza, l’amore che le dimostrava. “Vincenzo, Enzo, presidente. Un uomo gentile, generoso, un imprenditore di successo, insuccesso, di sfide e difficoltà, fallimenti, gioie ma anche sofferenze. Mai mollare e camminare sempre a testa alta i tuoi grandi insegnamenti. Tutto ciò che tu e nonna avete realizzato, si è sgretolato ingiustamente”.

E qui un passaggio delicato, un esplicito riferimento alle vicende giudiziarie che avevano portato alla confisca dei beni di famiglia, per i quali, dopo aver presentato ricorso, Terenzio era in attesa di conoscere la decisione del giudice: “Hai vissuto gli ultimi anni in attesa di quella risposta che avrebbe appagato tutti i tuoi sacrifici e tutte le tue sofferenze. La risposta alla quale davi il peso di cancellare tutte le sofferenze dei 16 anni trascorsi.

Sono certa che l’Highlander, l’Autocentro, l’Auricola, il Palazzo rosa (oggi palazzo della cultura, ndr) e la tua amata R56 torneranno a splendere e a loro assoceranno il tuo solo nome”.

La cerimonia si è conclusa con le parole molto sofferte del figlio Luigi, riconoscente non solo nei confronti del proprio genitore, ma anche di tutti coloro che in queste ore hanno dimostrato solidarietà e vicinanza. 

- Pubblicità -
- Pubblicità -
- Pubblicità -
- Pubblicità -
- Pubblicità -

Articoli Correlati

- Pubblicità -
- Pubblicità -