Il passato, il presente e il futuro. Don Antonio Mazzi nella sua vita li ha fatti correre parallelamente: senza mai dimenticare le radici, pensando a come moltiplicare i progetti e a come lasciarli in eredità a chi avrebbe proseguito senza di lui. Oggi, nella sede della Fondazione Exodus, in quella cascina che fu inaugurata il 28 ottobre 1990, chi diede il suo assenso e favorì la nascita di quella realtà ha preso la parola e ha ricordato quel passato. All’epoca fu proprio Padre Abate Bernardo D’Onorio a concedere la casa di via Domenico Vertelle che sarebbe diventata un presidio sociale ma anche una vera e propria officina delle idee per andare incontro alle crescenti emergenze che via via si presentavano. Nasceva allora come comunità per tossicodipendenti, in un periodo storico ricco di pregiudizi. Ma vinsero il buon senso, la capacità di aggregare, la costanza e la determinazione. E il presente diventò opportunità per i più deboli e in difficoltà. Tanta strada è stata percorsa da allora e quel visionario di don Antonio ha sempre saputo precorrere i tempi per fronteggiare le criticità sociali che via via mettevano in pericolo i giovani e i più vulnerabili.
Don Antonio Mazzi, fondatore di Exodus, non c’è più dal 31 luglio ma tutto ciò che ha costruito ha fondamenta solide. Oggi in quel giardino rigoglioso è stato ricordato con una funzione religiosa semplice, silenziosa come difficilmente accade. Intensa e sentita, celebrata dal Padre Abate di Montecassino, dom Luca Fallica. Accanto a lui dom Bernardo, che ha ricordato: “Novantasei anni ben spesi, quelli di don Antonio, un benefattore della gioventù. Sempre con il sorriso e la battuta. Tra i giovani acciaccati, azzoppati. Con la caparbietà di voler fare del bene perché amico degli ultimi. E la semplicità di quel ‘CIAO’ che ha voluto fosse scritto sulla sua tomba”.
Nelle prime file, tutti gli ospiti della cascina insieme ai loro operatori, ai volontari, ai responsabili. E anche in questo caso, passato presente e futuro si intrecciano. Luigi Maccaro, che da poche settimane è diventato vicepresidente nazionale della Fondazione Exodus, lascia il testimone sul territorio a Barbara Zagaroli, neo responsabile della sede di Cassino. Senza per questo ‘abbandonare la nave’, anzi. Sarà un percorso ancor di più nel solco tracciato da don Antonio.
Quando ha preso la parola, Maccaro ha ringraziato tutti i presenti che hanno voluto testimoniare affetto per don Antonio e per il suo progetto di vita. C’erano anche l’ex rettore dell’Unicas, Ciro Attaianese, che conferì a don Antonio la laurea honoris causa, e Maria Rosaria Lauro direttrice della Caritas diocesana. Ma anche il musicista Donato Rivieccio, che compose tanti anni fa due inni, per Exodus e per la Mille Giovani per la Pace. “Quando 36 anni fa nasceva questa realtà, grazie a dom Bernardo – ha ricordato Maccaro – si affacciavano sul territorio altre realtà importanti: la Caritas diocesana di Montecassino, l’Azione Cattolica, l’associazione la Briciola, prima realtà di accoglienza per bambini disabili, la sezione dell’Unitalsi di Montecassino. Anni di crescita incredibile per il territorio”. E adesso, c’è da pensare al futuro. “A quei ragazzi di oggi cresciuti con gli smartphone che li isola dagli altri. Luoghi come questo vanno frequentati, perché dove c’è la sofferenza c’è la fratellanza. Noi vogliamo essere ancora ‘lievito’ per questa società. E lo faremo anche dando vita ad un desiderio di don Antonio, che voleva una casa per i minori affinché non debbano restare nelle carceri minorili”. E’ questo il progetto del futuro che si affaccia prepotentemente portando ancora la firma di don Mazzi.
E il presente? Barbara Zagaroli nel suo nuovo ruolo di responsabile della cascina ha le idee chiare. “Voglio che sia un’avventura, come l’esperienza in Exodus fin qui. Voglio proseguire il cammino, sui passi già improntati, ma in divenire. Guardandomi intorno per capire quale sia la strada più adeguata”. Sua la voce che all’offertorio ha spiegato cosa rappresentassero tutti i doni portati all’altare: da quelli dell’orto allo zaino vuoto “per lasciare andare i pesi inutili del passato”, alla chitarra “strumento di gioia, preghiera e incontro” e alla maglietta Exodus “segno di un cammino di rinascita, accoglienza e speranza”. E poi ancora un quaderno “come segno del desiderio di custodire lo stupore del nostro cuore” e i sogni. Ecco, i sogni che ognuno, per sé e per chi ama, non deve mai smettere di avere. In qualsiasi momento della propria vita si trovi.
Rita Cacciami












