Cassino (FR) – Focus carcere San Domenico grazie ad Alleanza per art. 27. Le proposte dopo la visita

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Emergenza carcere? Non bastano le riflessioni a distanza, le prese di posizione teoriche. A Cassino (FR) come in tante altre città d’Italia, l’Alleanza per l’articolo 27 ha reso possibile toccare con mano la vita in carcere. Con le sue contraddizioni, i limiti, le speranze che spesso impattano contro la burocrazia e gli stereotipi. Il 14 luglio scorso, l’ingresso in 34 istituti da parte di 330 persone in 20 città in contemporanea per capire la necessità di politiche vere per la persona. La visita presso il carcere San Domenico di Cassino è stata preceduta, qualche ora prima, da una conferenza stampa che si è svolta in tribunale e che è servita per inquadrare l’iniziativa nazionale-territoriale, dando contezza della situazione.

“Dobbiamo aprire il carcere alla società civile, mentre invece si va verso un restringimento del periodo dei detenuti fuori dalle celle” ha sottolineato la capo delegazione, Sarah Grieco (docente di esecuzione penale dell’Unicas).

“Serve un piano per l’estate. Oggi, dati marzo 2026, oltre 20mila persone sono rinchiuse per pene residue inferiori ai 3 anni. A loro dovrebbero essere garantite le pene alternative, in presenza dei requisiti per combattere un sovraffollamento che è pari al 140%, con condizioni ritenute indecorose dalla stessa magistratura”.

L’avv. Gianluca Giannichedda, presidente della Camera Penale di Cassino, ha parlato di “contesto di una ‘drammaticità assoluta’ in cui fondamentale è la battaglia comune intrapresa e che deve essere divulgata al massimo. Da qui anche la necessità di aderire alla sospensione dalle udienze penali che è stata messa in atto dalle camere penali il 15 luglio. Così come importante è che il comune di Cassino, attraverso l’assessorato ai servizi sociali, abbia avuto la sensibilità di aderire alla giustizia riparativa. Fondamentale, per un cambiamento sostanziale, è la collaborazione dei media e la divulgazione corretta delle reali condizioni di chi è detenuto”.

Il prof. Luigi Di Santo, presidente del CdL magistrale in Giurisprudenza, ha confermato che l’Unicas è sempre pronta a fare la sua parte quando si tratta di una ‘battaglia di civiltà’. “L’esaltazione della difesa personale e della giustizia fai da te è un pessimo segnale e ci deve far riflettere. Dopo le sentenze di condanna si aprono le porte del carcere, ma serve umanità. Capire che tra il dentro e il fuori c’è una differenza minimale. Scardinare il muro tra dentro e fuori è il nostro obiettivo”.

L’assessore ai servizi sociali, Francesca Calvani, ha ringraziato tutte le realtà che fanno parte di Alleanza Art. 27 e ha sottolineato quanto sia importante “tutelare la dignità delle persone in carcere e quanto sia fondamentale non lasciarle sole nel momento in cui si conclude la pena. Come comune di Cassino aspettiamo di diventare centro di giustizia riparativa non appena sarà concluso tutto l’iter”. Citando anche la storia di un detenuto che ha potuto prima accedere al percorso universitario e poi introdotto in un contesto lavorativo. Ora esce dal carcere San Domenico per lavorare: per otto anni continuativi non aveva mai varcato il cancello del San Domenico.

La Caritas, sempre presente da anni con i suoi servizi promossi e realizzati dalla direttrice Rosaria Lauro e dai suoi collaboratori, ha fatto in modo che si rompesse l’isolamento dei detenuti. Tanto da agevolare, soprattutto nel periodo estivo, l’interazione con le famiglie che può essere più problematica con il caldo. Si preserva la dignità delle persone e avendo un centro di accoglienza proprio di fronte il carcere, viene utilizzata per i permessi premio, per quei detenuti che non possono andare a casa e che così possono incontrare i propri familiari.

Della delegazione che alle 15.00 del 14 luglio è entrata nel carcere San Domenico, oltre i già citati, anche il sindaco Enzo Salera, la coordinatrice della Casa della Carità Suor Ermanna Beccacece, il Cappellano del carcere don Emanuele Secondi, l’assistente sociale della Caritas di Cassino, Angela De Felice.
La delegazione ha potuto confrontarsi con la direttrice, il personale di polizia penitenziaria, l’area educativa, gli operatori sanitari e visitare il primo piano della sezione I, il reparto “isolamento e nuovi giunti”, l’infermeria e la sezione dei “sex offenders”.
Cosa è emerso dalla visita? Il San Domenico, come noto, sconta un grave sovraffollamento: nel reparto dedicato all’isolamento e ai nuovi giunti, le celle per una persona sono adibite per tre; nella sezione dei sex offenders le stanze sono quasi tutte con 7 posti letto, così come al terzo piano della prima sezione.

Una necessità dovuta alla chiusura del secondo piano per una ristrutturazione in corso oltre alla chiusura, dal 2019, della prima sezione per inagibilità. E’ emerso con nettezza che non vi sono spazi sufficienti neppure per le attività trattamentali e la direttrice si è vista costretta ad utilizzare anche la cappella in via del tutto straordinaria.
Difficoltà strutturali che si riscontrano un po’ in tutte le case circondariali nazionali.
Ad eccezione del primo piano, reparto con regime chiuso di recente ristrutturazione, gli altri locali sono fatiscenti, con arredi vecchi e precarie condizioni igienico-sanitarie. Tutte le celle hanno i ventilatori, ma mancano ancora i frigoriferi. Così come servono lavatrici e altri servizi essenziali. In tal senso la delegazione si è fatta carico di reperire finanziamenti per fornire le lavatrici.
Particolare attenzione destano le criticità sanitarie. Mancano gli specialisti e le visite esterne richiedono tempi lunghi. Da un colloquio con il responsabile dell’area sanitaria è emerso che circa 90 persone, sul totale di 160 detenute, presenta problemi psichiatrici e segue terapia con psicofarmaci. Nonostante tutto, manca uno specialista dedicato, eccezion fatta per gli psicologi. Sono previsti due ingressi di psichiatri a settimana, ma spesso questa frequenza non viene garantita e gli operatori cercano di far fronte al problema come possono. Inoltre, i detenuti non godono di patronato e di altri servizi loro dedicati.
Ma non è tutto. Il periodo estivo, ed è per questo che la visita è stata programmata a metà luglio, presenta altre criticità, come l’interruzione delle attività scolastiche e lavorative. Per fronteggiare la solitudine, la Caritas cerca di essere presente con maggior frequenza.
Sono attivi, all’interno, alcuni corsi di formazione per la sicurezza alimentare e altri finanziati con progetti specifici, ma la delegazione ritiene che andrebbero sicuramente incrementati e resi continuativi.

Tra gli aspetti positivi riscontrati, senza dubbio l’incremento di telefonate autorizzate dalla direzione, superiore a quelle previste dal regolamento penitenziario; in alcuni casi particolari, di a cadenza quasi quotidiana.

Si cerca di garantire le 8 ore fuori dalla cella anche nel reparto a regime chiuso del primo piano. Più in generale, da parte della dirigenza e del personale educativo e preposto alla sicurezza si respira un clima di massima collaborazione e concretezza per cercare di far fronte agli innumerevoli disagi, legati anche alla mancanza di finanziamenti sufficienti da parte dell’amministrazione penitenziaria; a volte non si riesce ad affrontare neppure il costo delle utenze.

L’articolo 27 della Costituzione stabilisce che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere al reinserimento sociale della persona. Visitare gli istituti penitenziari significa verificare concretamente quanto questi principi trovino effettiva applicazione nella vita quotidiana delle persone detenute e di chi lavora negli istituti.

Al termine della visita, la delegazione ritiene prioritario:
richiedere la presenza di uno specialista in psichiatria; sollecitare il DAP a fornire di maggiori risorse economiche il carcere di Cassino; promuovere l’attivazione di corsi di formazione professionale; reperire finanziamenti per ripristinare l’ala dichiarata inagibile nel 2019.

Una sintesi delle proposte emerse:

Apertura piena del carcere alla società civile, al volontariato, al mondo esterno. Riempire di vita le carceri durante l’estate. Ogni giorno i detenuti devono poter trascorrere, anche d’estate, almeno 8 ore fuori dalla cella. Dappertutto. Per questo vanno ritirate le circolari che hanno negato questa opportunità.  Le attività culturali, educative e sportive  devono essere tutte dotate di senso. Si tratta di elaborare un grande piano per l’estate anche per prevenire i suicidi. Consentire telefonate quotidiane per tutti i detenuti presenti nella media sicurezza in modo da non interrompere i legami con l’esterno ed evitare solitudine e disperazione che in estate sono pericolose per il rischio aumentato di favorire scelte di suicidio.

Chiudere tutti i reparti non abitabili dal punto di vista igienico/sanitario.  Favorire al massimo le misure alternative soprattutto nei prossimi due mesi attraverso richieste formulate dalle stesse direzioni. E sollecitando la magistratura di sorveglianza ad approvare la concessione di queste misure. Non approvare nuove norme penali. L’Istituto è già pieno anche solo di persone che hanno compiuto reati minori, anzi è necessario un provvedimento di clemenza che riporti il carcere nella legalità costituzionale.

Per informazioni più dettagliate è possibile contattare il referente:

Sarah GRIECO 3286982614
Alleanza per l’articolo 27 della Costituzione

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