Chi, non avendo contezza di quell’evento, lo scorso 26 maggio è passato casualmente nell’area retrostante la Concattedrale di Cassino (FR), si è imbattuto in una cerimonia molto suggestiva. Si inaugurava solennemente il memoriale dedicato al Sepoy Kamal Ram. Un tributo al soldato indiano che ha dato dimostrazione di grande coraggio nel 1944.

Come si è arrivati a questa cerimonia lo racconta Pino Valente, che con l’associazione Cassino MIA 1944 aps ha svolto un ruolo fondamentale come collante tra le istituzioni coinvolte.
“Alla cerimonia hanno preso parte l’Ambasciatrice Indiana S.E. Vani Rao, il Generale di Brigata Garau e il Sindaco Enzo Salera, insieme ad autorità militari, civili e numerosi cittadini e turisti di passaggio.
Quando l’Ambasciata Indiana a Roma ha proposto all’Assessora Maria Concetta Tamburrini del Comune di Cassino l’installazione di una scultura commemorativa dedicata al soldato Kamal Ram, decorato con la Victoria Cross durante la Battaglia di Cassino, è stata Cassino MIA 1944 aps a costruire il ponte operativo tra le parti.

Numerosi sono stati gli incontri tra il Colonnello Rohan Falnikar, Addetto Militare dell’Ambasciata Indiana, l’Assessora Maria Concetta Tamburrini, il Sindaco Enzo Salera, Pino Valente, Alessio Accardi e Lorenzo Di Flumeri in rappresentanza dell’associazione, e lo scultore Raffaele D’Aquanno, cui è stata affidata la realizzazione dell’opera.
In questo percorso, la scelta di affidare il memoriale a Raffaele D’Aquanno non è stata casuale. D’Aquanno è uno scultore e artista ben radicato nel territorio cassinate, conosciuto e stimato per la sua ricerca plastica e per il suo impegno nella promozione dell’arte contemporanea locale. Lavorare con lui ha significato per l’associazione unire le forze con una voce autentica del territorio — e comunicare con la stessa lingua, quella della cura e del rispetto per i luoghi e per la memoria. Il risultato è una scultura di grande potenza espressiva: quel turbante, quei tratti marcati, quell’espressione forte e dignitosa di un giovane soldato indiano emergono dal marmo con una forza che va oltre la rappresentazione.
Ma il valore di questo percorso non è stato solo organizzativo né solo artistico. È stato durante questi incontri che la figura di Kamal Ram ha cominciato a prendere forma: non solo nel marmo, ma nelle coscienze di chi vi ha partecipato. Un ragazzo di diciannove anni, probabilmente uno dei primi soldati ad attraversare il fiume Gari nella notte del 12 maggio 1944. Quattro postazioni tedesche tenevano sotto tiro la riva e rendevano impossibile il lavoro dei genieri canadesi, incaricati della costruzione del ponte che avrebbe dato il via al passaggio dei carri armati. Kamal Ram si offrì volontario. Da solo, strisciando nel buio, neutralizzò postazione dopo postazione — con il fucile, con la baionetta, con la pistola sottratta al nemico. Solo quando quelle quattro postazioni furono messe a tacere, i genieri poterono lavorare. Un atto di coraggio straordinario, premiato con la massima onorificenza militare britannica direttamente dal Re Giorgio VI. Vedere emergere piano piano, sotto le mani dello scultore, il volto e i lineamenti di questo giovane soldato è stata un’esperienza che ha toccato tutti. Un volto che, al
momento della cerimonia, è stato riconosciuto nei lineamenti dei due nipoti di Kamal Ram, giunti dall’India in abiti tradizionali per rendere omaggio al loro antenato. E sapere che la moglie di Kamal Ram è ancora viva, a 105 anni, ha dato a questo progetto qualcosa che va oltre la storia: un’anima.

Il memoriale si inserisce ora in un angolo di Cassino che sta ritrovando la sua identità più profonda. Quell’area — che ospita già il memoriale dedicato all’Esercito Indiano inaugurato nel luglio 2021, anch’esso frutto del lavoro di collegamento istituzionale di Cassino MIA 1944 aps — si trova nell’area retrostante la Chiesa Madre, prima chiesa dell’antica San Germano, l’attuale Cassino, un luogo che custodisce secoli di storia della città. Per anni quest’area è rimasta sepolta sotto una vegetazione fitta e selvaggia. È grazie al lavoro certosino del Consigliere Rosario Iemma che quest’area è
tornata alla luce, restituendo alla città un accesso visibile e percorribile a un
patrimonio di pietra e memoria che rischiava di scomparire. Oggi, tra il memoriale a Kamal Ram, il monumento all’Esercito Indiano e la Memoria di Pietra, quell’angolo racchiude elementi identitari fondamentali per comprendere il Genius Loci moderno della nostra città — e il percorso che porta dalla sorgente del Gari fino alle radici di una Cassino che, ancora una volta, sceglie di non dimenticare. Cassino si unisce così ad altre cinque città italiane che conservano la memoria dei soldati indiani decorati con la Victoria Cross durante il secondo conflitto mondiale.
Un riconoscimento che arriva attraverso culture lontane, unite dagli elementi naturali del territorio, dalla storia e dal coraggio — come quel fiume Gari che scorre dalla sorgente, qui a Cassino, fino al punto dove, qualche chilometro più avanti verso Sant’Angelo in Theodice, Kamal Ram attraversò le acque nella notte più importante della sua vita.
Come associazione, ci impegniamo a tenere vivo e in cura questo spazio, a portarci i ragazzi delle scuole, a raccontare la storia dei soldati indiani e il significato di ogni elemento presente in quest’angolo di storia cassinate — inclusa la Memoria di Pietra, testimonianza silenziosa e preziosa della nostra città.
C’è un dettaglio che vale più di tante parole. Alessio Accardi, Lorenzo Di Flumeri e Simone Imperiali — tre giovani dell’associazione che hanno partecipato attivamente a questa giornata — hanno rispettivamente 22, 16 e 23 anni. Pressoché la stessa età di Kamal Ram quando attraversò il fiume Gari. E pressoché la stessa età dei suoi nipoti, giunti dall’India per rendere omaggio al loro antenato. Giovani italiani e giovani indiani che si riconoscono, si guardano, si scambiano un papavero rosso davanti allo
stesso memoriale. È in questo incontro — in questo ambiente istituzionale e
diplomatico nel quale i nostri ragazzi cominciano a far parte — che si trasmette davvero la memoria. Non come peso del passato, ma come eredità viva che appartiene anche a loro.
Rivolgiamo infine un appello civico a tutti i cittadini: questo è uno spazio della
comunità. Prendiamocene cura insieme — con rispetto, con educazione civica, con la consapevolezza che quei monumenti raccontano storie di sacrificio e libertà che appartengono a tutti”.











