Articoli di stampa recenti, recentissimi, hanno rilanciato la notizia del rinvio a giudizio chiesto dal pm Francesco Marinaro per l’ex abate di Montecassino Pietro Vittorelli, accusato di appropriazione indebita. Noi di RadioCassinoStereo abbiamo intervistato l’avvocato della difesa, Mattia La Marra, che ha chiarito la situazione.
Secondo quanto dichiarato dall’avvocato, la richiesta di rinvio a giudizio non sarebbe un fatto di ieri o dell’altro ieri: «E’ roba di mesi fa!». Qual è la situazione attuale, dunque? «Il giudice ha rimesso gli atti al pm per integrazioni delle indagini che non riteneva sufficienti. All’esito della prima udienza, abbiamo discusso, abbiamo fatto delle eccezioni e il giudice ha ritenuto di rimettere gli atti al pm per integrazione delle indagini. Adesso il pm ha fatto quello che gli ha detto il giudice e nella prossima udienza discuteremo il tutto». Quando? «La settimana prossima si discuterà nuovamente, alla luce delle nuove indagini. Che, da quanto ho potuto vedere, non è che hanno accertato alcunché di ulteriore».
Ricordiamo che lo scandalo che ha coinvolto l’ex abate riguardava una vita di lusso sfrenato che avrebbe condotto sfruttando i fondi destinati a opere di bene. Accusa che ovviamente la difesa contesta in tutto: «Lui aveva possesso di denari e non si è appropriato di alcunché: i soldi sono lì e – cosa fondamentale – né la diocesi né tantomeno il monastero di Montecassino hanno mai lamentato nulla».
«Tutti i soldi che aveva a disposizione l’abate, come suo diritto, – continua l’avvocato La Marra – sono stati utilizzati per le funzioni cui erano deputati. E poi quelli che sono stati ritrovati sono lì: non è che qualcuno si è appropriato di nulla. I soldi che lui aveva a disposizione li ha usati per i fini per cui lui li aveva, e quindi non si capisce perché ci dovrebbe essere questa appropriazione indebita. Sia la diocesi che il monastero sono enti comunque privati. Di conseguenza, se avessero lamentato qualcosa e l’abate non avesse provveduto, allora sì che c’era il segno di un’appropriazione. Ma – torno a ripetere – se né la diocesi né il monastero hanno mai lamentato che denari non siano stati devoluti per la destinazione per la quale l’abate ce li aveva, non vedo per quale motivo si possa parlare di appropriazione indebita».
Quindi la difesa contesta anche la sottrazione del denaro e le spese folli per centinaia di migliaia di euro? «Certo. D’altra parte, lui era l’abate, quindi delle spese le doveva fare… Torno a ripetere: colui che era deputato a eccepire qualcosa sarebbe stato e il monastero e la diocesi. Ma il monastero e la diocesi hanno detto che a loro non è mancato nulla. Non è che dovevano riparare una chiesa o fare un’azione pastorale e questa non è stata fatta perché l’abate non ha devoluto i denari. No: tutto quello che era da fare è stato fatto. Poi, se c’erano altri soldi, erano nel possesso legittimo dell’abate». Che poteva liberamente utilizzarli per alberghi di lusso o ristoranti dal conto astronomico, come si racconta? C’erano queste spese? «A me non risulta e non sono nemmeno contestate nel capo di imputazione».
L’avvocato La Marra risponde anche in merito alla questione del denaro raccolto con l’otto per mille che è stato spostato: «Il denaro può essere spostato. O lo tengo sul conto corrente X o lo tengo sul conto corrente Y a mio nome, non cambia assolutamente nulla. Poiché sono a mia disposizione, posso ritenere più conveniente tenerle in una banca piuttosto che in un’altra. L’importante è che poi questi denari, ovviamente, siano devoluti per i fini per cui sono stati dati». E sono stati devoluti per questi fini? «Beh, non c’è prova del contrario. Perché sennò sia la diocesi che il monastero avrebbero potuto eccepire che questi soldi non sono stati utilizzati per le necessità e della diocesi e del monastero».
Pubblichiamo di seguito il PODCAST dell’intervista:
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