Cassino – Continuano i miasmi nell’area industriale. Depuratore ancora sotto accusa. Residenti sulle barricate. Allerta Cerro: non saremo responsabili di gesta inconsulte

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I residenti delle contrade a cavallo dei comuni di Cassino, Villa Santa Lucia e Pignataro Interamna, prossime al depuratore Cosilam sequestrato dalla magistratura, sono stanchi; ed il Comitato Allerta Cerro lancia un avvertimento.

Il comunicato
“Il Comitato Allerta Cerro – scrivono Dario Leva, Presidente, e Giovanni Carrino Jr, Portavoce – ha chiesto urgentemente un incontro con il Sindaco e se necessario ne chiederà un ulteriore con il Commissario Giudiziario. I Comitati e residenti delle aree Cerro, Solfegna, San Nicola e Ponte la Pietra cominciano ad averne le scatole piene. Se da una parte il caldo estivo continua a fare il proprio dovere regalando giornate di relax agli italiani che vorranno approfittarne, non possiamo dire lo stesso per chi abita le zone su menzionate, perché, come se nulla fosse successo, questi maledetti miasmi continuano a rovinarci la vita, nonostante le note vicende di questi giorni”.

La rabbia, la delusione dei residenti e il rischio sociale
“A questo punto, onestamente, lo ribadiamo: ne abbiamo le scatole piene. E se fino a oggi abbiamo dovuto faticare non poco a limitare la rabbia dei residenti, mantenendo un comportamento civile da Comitato moderato, riteniamo sia giunto il tempo di dismettere il ruolo da ‘valvola di sfogo’ che fino ad ora abbiamo ben interpretato mantenendo lucidità e razionalità, lasciando che la rabbia e gli istinti più bassi si manifestino in tutta la propria natura. Potremmo stare ore a disquisire sulla natura della violenza umana e di quella politica, di come esse possano combinarsi e di come entrambe abbiano caratterizzato la storia politica di questo paese. Potremmo rivolgerci a psicologi, sociologi, filosofi, politologi ed esperti del settore e riempire intere pagine di giornali, ma da semplici comitati profani in materia, riteniamo che la violenza istituzionale ne costituisca la variante peggiore. 20 anni di silenzi, omissioni, passarelle, promesse, richieste inascoltate, proposte inevase hanno caratterizzato quella per noi rientra nella violenza delle istituzioni tutte. E allora che sia chiaro: se dalle popolazioni residenti dovessero sollevarsi grida di violenza e se queste grida dovessero manifestarsi in gesta inconsulte non ne saremo responsabili e, se mai dovessimo renderci conto di essere vicini a manifestazioni del genere, non saremmo noi a cercare di limitarle. Siamo padri e madri di famiglia, lavoratori, studenti; non salvatori, non redentori”.

L’inerzia istituzionale
“Lasciamo ai lettori un elenco in ordine sparso delle ultime promesse ricevute in questi anni:
Telecamere sullo scarico nel Rio Pioppeto: non pervenute;
Sensori di non sappiamo quale natura, per il rilevamento di scarichi “anomali”: non pervenuti;
Campionatori automatici delle immissioni in fognatura delle aziende più rilevanti: non pervenuti;
Sistemi di monitoraggio delle sostanze immesse in aria nelle zone interessate: non pervenuti;
Lavori di copertura delle vasche del depuratore, data di consegna stabilita 15 settembre: non pervenuti;
Passaggio di consegne dal Comune al Cosilam dell’ultimo tratto fognario a monte del depuratore, data promessa 15 settembre: non risulta effettuato;
Mandato ad un’azienda esterna per il controllo degli impianti di sollevamento e depurazione: non pervenuto;
Studio epidemiologico sulle zone interessate: non pervenuto”.

I quesiti aperti
“Per finire, il depuratore viene sequestrato e, ciò nonostante, continua a lavorare!
Ci domandiamo – concludono Dario Leva e Giovanni Carrino Jr (presidente e portavoce del Comitato Allerta Cerro) – alla luce di quanto emerso negli ultimi giorni, cosa altro deve accadere per bloccare definitivamente quegli impianti e quelle attività che hanno causato tutto questo? Se tempo addietro la questione da noi sollevata è stata paragonata all’Ilva di Taranto dalle istituzioni stesse (con le dovute proporzioni sic!) cosa attendiamo? Che il prossimo paragone sia con Chernobyl?”.

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