Cassino 80° – Onore a Tancredi Grossi, autore di “Il Calvario di Cassino”. Platea in lacrime

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Il prof. Peppino Grossi, figlio dell’autore, ha dato lettura dell’elogio funebre scritto, 32 anni fa, dal compianto prof. Fausto Pellecchia per Tancredi Grossi. Un modo per ricordare entrambi, due colossi.

In questo 2024 che ricorderemo in particolare come Cassino 80°, sono davvero numerose le occasioni per rievocare cosa ne è stato di questo territorio con la furia bellica e cos’era questa città prima della distruzione. Della sua bellezza si parla sempre troppo poco, forse pagando l’amarezza incontenibile per non aver potuto preservare in alcun modo case, strade, palazzi storici, monumenti e chiese dalle bombe e dai raid aerei che l’hanno cancellata. Togliendo, a chi non l’ha mai conosciuta, la possibilità di poterne apprezzare il valore. 

Un valore che, negli occhi dei relatori e del pubblico che ieri hanno preso l’impegno di onorare la memoria dell’avvocato Tancredi Grossi, autore del diario di guerra “Il calvario di Cassino” edito dalla Libreria Lamberti, è parso subito nella sua unicità. 

Intanto, per la statura di chi, quella testimonianza diretta dell’orrore e dei segni che ha lasciato, l’ha scritta e trasmessa ai posteri. Tancredi Grossi fu anche un amministratore, oltre che un avvocato di quelli che di certo non si arricchì prendendo le difese dei suoi clienti. Non ne sarebbe stato mai capace.

A lui il prefetto diede la nomina di vicesindaco del primo cittadino Gaetano Di Biasio, nel momento in cui si doveva pensare alla ricostruzione di tutto ciò che non c’era più. 

Di questo suo libro restano solo poche copie  e sono state donate dal figlio dell’autore, il prof. Peppino Grossi, al Museo Historiale. Lo ha sottolineato ieri, nella Sala Restagno del Comune di Cassino, la consigliera Gabriella Vacca. Sua l’idea di inserire questo incontro culturale nella rassegna “Un parco di libri per la Memoria” e altrettanto personale e articolata la scelta di alcuni passi del volume affidati  alla voce e alla lettura della giovane studentessa dell’IIS Medaglia d’Oro,  Asia Paola Gargano. 

Ha introdotto i lavori l’assessore alla cultura Danilo Grossi, ha moderato Walter Bianchi. Ad annodare, da primo cittadino di Cassino, i fili della storia nell’amministrazione comunale, il sindaco Enzo Salera. Nella lettura di un passo dedicato al caos che regnava in un giorno particolare ricordato nel diario, il 16 settembre 1944, Salera ha rivissuto con le debite differenze quella solitudine di chi deve dare risposte e assumersi responsabilità enormi. 

Nel 1944 la malaria faceva strage e la gente chiedeva risposte e aiuti. Tancredi Grossi era “assalito da gente che reclamava i suoi diritti”. Il sindaco attuale è tornato con la mente al 21 marzo 2020, in pieno lockdown da covid, con il comune vuoto in cui veniva convocata d’urgenza dal prefetto il vertice per la sicurezza a causa del focolaio nella casa di cura San Raffaele. La città rischiava di finire nella zona rossa, completamente blindata.  Una similitudine che affianca, pur in momenti storici così distanti,  il peso della responsabilità di chi amministra la cosa pubblica.

Per delineare meglio la figura dell’autore de “Il calvario di Cassino”, il preside Grossi ha avuto la giusta intuizione di dare lettura dell’elogio funebre scritto, 32 anni fa, dal compianto prof. Fausto Pellecchia. Un modo per ricordare entrambi, due colossi, grazie alla penna del filosofo e studioso, nonché docente universitario, attraverso un vero e proprio pezzo di antologia. Nel quale si dice che “Cassino ha un debito di gratitudine nei confronti di Tancredi Grossi per l’esemplarità del suo stile”. 

Uno stile di vita ma anche di scrittura, considerando che le pagine, rivedute e corrette ripetutamente dallo stesso autore perché giudicate troppo crude nella descrizione della violenza bellica, hanno fatto arrivare fino a noi una fotografia puntuale e precisa di ciò che accadde. Con riferimenti concreti ad un prima e un dopo.

“…e dirà la storia se il popolo meritava questo disprezzo…”.  Impossibile non riflettere su queste parole contenute nella dedica al libro, in memoria di tutti i Cassinati.

Cosa contiene il volume? Parte da quell’8 settembre 1943, quando in tanti brindarono. Salvo poi comprendere che non era finito proprio nulla e che il peggio doveva avere inizio. La disperazione di non trovare i figli, ma la speranza di riabbracciarli, il rifugiarsi sulla collina di San Michele, da cui si assisterà “al calvario di Cassino e al martirio di Montecassino”. Con la continua incertezza tra vita e morte che era un tormento continuo. 

Si parla di lussuosi villini ed eleganti case polverizzati. E la mente va a quella città che in tanti abbiamo conosciuto solo in foto in bianco e nero. Se per il preside Grossi non è stato facile riascoltare la lettura di queste pagine a lui tanto note, gli va dato merito di aver donato al pubblico un ulteriore, prezioso contributo umano: quella “Lettera al padre” da lui scritta anni fa e letta in pubblico dal prof. Mario Costa. 

Una lettera dai tratti familiari e personali, che tuttavia dice molto sul rapporto tra tutti i genitori e figli, sul rispetto per la vita, sul profondo debito che ogni generazione ha nei confronti di quelle precedenti. Ed apre l’album dei ricordi su quelle poche, ma sincere ‘carezze appena accennate con il dorso della mano’ da padre a figlio, sempre e solo quando il secondo era in difficoltà. 

Una lettura che ha reso lucidi gli occhi e scosso i sentimenti. Un esercizio emotivo che fa sempre bene, in qualsiasi epoca e ad ogni età. 

Ri.Ca.

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