Il suicidio dell’uomo accusato di aver abusato della figlia 14enne continua a scuotere le coscienze. Stamattina, a “Diritto di parola”, è intervenuto il Segretario Generale del Sindacato del Corpo della Polizia Penitenziaria, Aldo Di Giacomo, che è stato severissimo circa il modo in cui tutta la vicenda è stata trattata.
«In questo come in altri casi, ci sono responsabilità enormi» ha detto. «Da parte della stampa, che poteva benissimo dare la notizia senza entrare nello specifico» e non solo, anche da parte di chi ha stabilito per l’uomo una forma restrittiva fuori dal carcere: «Se invece di stare ai domiciliari con il braccialetto lo avessero messo in carcere, secondo me questo avrebbe impedito il suicidio. In carcere, quando arriva un detenuto accusato di un reato così grave, si applica un regime di controllo attento, perché le statistiche ci dicono che i primi 5-6 giorni dall’accusa sono quelli in cui la percentuale di suicidio è più alta».
Il contesto è stato fatale: «Questo signore è stato lasciato da solo, considerato che la stampa lo ha massacrato, lo ha indicato precisamente. Il diritto alla vita è un diritto che va assolutamente garantito prima di tutto. Fermo restando che, nel momento in cui era riconosciuto colpevole, doveva scontare una pena in modo severo».
C’è poi, ovviamente, la ragazza, quella figlia che ha subito una serie di continua di colpi. Qui il segretario Di Giacomo va giù duro, durissimo, nei confronti della stampa e del modo in cui ha divulgato le informazioni. «Qual è la sanzione – dice – nei confronti di quei giornali “spazzatura” e di quei giornalisti che non sanno fare il loro lavoro? Fortunatamente sono pochi, ma quei pochi danneggiano tutti. Questa è una situazione di una drammaticità enorme: accanirsi nel dare quanti più dettagli possibili su un fatto del genere… Parliamo di una ragazza di 14 anni, che ha subito quello che ha subito. Questa è violenza nei confronti delle persone, che va punita in modo duro. L’Ordine dei giornalisti intervenga, sospendendo il giornalista, invitando il giornale a riflettere con una multa di 1 milione di euro. Noi ci occupiamo dei minori che hanno subito drammi del genere e non è una cosa semplice: a volte queste vite vengono segnate in modo irrecuperabile».










