Tutta la triste vicenda della violenza familiare e del suicidio del padre accusato di abusi sulla figlia minorenne coinvolge, in qualche modo, anche la stampa. Per il presidente dell’ordine forense di Cassino, l’avvocato Giuseppe Di Mascio, intervistato stamattina a “Diritto di parola”, ci sono state gravi violazioni, che chi di dovere dovrà accertare.
«Si è tolta la vita una persona» ha detto. «Nessuno potrà mai dirci se questo è avvenuto a seguito dell’impatto mediatico o se nella sua coscienza aveva maturato da solo questa decisione. Questo non potrà dirlo mai nessuno. Ma sicuramente questa ragazza ha subito tre choc violenti: la violenza da parte del padre, se c’è stata; la pubblicità nell’ambito di tutto il suo ambiente; e adesso la morte del padre, che in un certo senso è ricollegata a questo episodio».
Una reazione forte, la sua, che trova una sponda anche nel Garante per la Protezione dei dati personali, che ha reagito nei confronti delle modalità con le quali i giornalisti – non tutti, per la verità – hanno affrontato la vicenda. Intanto per oggi pomeriggio alle 15:00 è stata convocata una riunione urgente e straordinaria del Consiglio forense di Cassino.
Di Mascio argomenta la sua posizione: «Nel suo complesso, il sistema informazione è entrato a gamba tesa in questa famiglia, violando la privacy e la riservatezza non solo di tutto il nucleo familiare, ma soprattutto della minorenne che è stata coinvolta in questa tragica vicenda. I ragazzi sono delle persone fragili e proprio questa fragilità il legislatore ha deciso di proteggere dettando delle regole ferree ben precise, recepite anche dall’ordine dei giornalisti con la Carta di Treviso, proprio per tutelare l’integrità psicologica dei minori, soprattutto quando sono oggetto di violenze sessuali».
Eppure si può nutrire qualche dubbio sul fatto che il rispetto della minorenne sia stata garantita da tutti i giornalisti: «Un’informazione corretta non doveva far individuare chi fosse questa ragazza. Quando viene pubblicato il titolo del tema in un istituto scolastico di Cassino, già nella classe si viene a sapere chi aveva scritto queste cose. Quindi già la ragazza andava a scuola sapendo che tutti i suoi compagni di scuola, tutto il suo mondo era consapevole che lei aveva subito delle violenze dal padre, e già questo è un danno irreversibile che si aggiunge al danno che già aveva subito quando aveva patito queste violenze. Poi, addirittura, alcuni hanno pubblicato dei brani di questo tema in cui la ragazza faceva queste personalissime confidenze alla professoressa. Pubblicare gli stralci di questo tema significa violare la psiche di questa persona – soltanto, a questo punto, per dare un gossip».
La questione è molto delicata, perché coinvolge due diritti fondamentali: la libertà di stampa, che però deve trovare un punto d’accordo con la salvaguardia dell’integrità del minore. «La notizia poteva e doveva essere data in termini molto più generici, senza entrare in dettagli inutili, addirittura riferiti a pretese violenze subite da altri componenti del nucleo familiare. Tali argomenti non vanno trattati con questa superficialità».
Si può profilare, poi, anche una grave violazione del segreto istruttorio, «perché sono stati riportati fatti e notizie che fanno parte degli atti processuali e siamo in una fase in cui le indagini non sono ancora concluse. Su questo punto, di chiunque siano le responsabilità, penso che la magistratura dovrà andare fino in fondo».
Di seguito pubblichiamo il video dell’intervista a Giuseppe Di Mascio, il quale, comunque, ribadisce che non sta a lui giudicare e che dovranno farlo gli organi competenti:
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