Anche il Cassinate è interessato dall’inchiesta siciliana “calamaio” su un traffico internazionale di anabolizzanti per la quale la Procura della Repubblica di Enna ha disposto finora 12 arresti.
L’accusa è di “utilizzo o somministrazione di farmaci o di altre sostanze al fine di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti, somministrazione di droghe e produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope”.
Come scrive il Giornale di Enna “l’indagine è stata diretta per oltre due anni dal giovane sostituto procuratore Giovanni Romano di recente morto in un incidente stradale sulla A19 all’altezza di Tremonzelli”.
L’inchiesta è partita monitorando i social network e le piattaforme di e-commerce utilizzati anche per la vendita “on line” di sostanze anabolizzanti e stupefacenti.
Le sostanze, acquistate da due fratelli, provenivano da Bulgaria, Slovacchia, Polonia, Romania e Serbia, paesi in cui le indagini hanno consentito di identificare persone ed aziende interessate.
La merce arrivava in Italia con normali pacchi postali e dalle province di Salerno, Lecce e Modena veniva smistata, sempre con pacchi postali, ai vari clienti di tutta Italia.
Seguendo il percorso di queste spedizioni si è arrivati a sequestrare circa 18.000 confezioni di sostanze dopanti e stupefacenti.
Una di queste spedizioni è stata rinvenuta nell’abitazione di una ragazza di Roccasecca, ignara del traffico, e collaborante con gli investigatori, che aveva consentito ad un amico di famiglia, un istruttore, di poter ricevere a casa sua i pacchi in arrivo, ignorandone il contenuto.
Scavando lungo i vari canali di vendita, gli investigatori hanno scoperto che le 12 persone fermate avevano rapporti con titolari o gestori di palestre, negozi di articoli per body builder e, in alcuni casi, giovani atleti non professionisti.










